C’è un momento in cui la memoria collettiva smette di essere polvere d’archivio e torna a pulsare come un organismo vivo. Accade quando la storia trova un linguaggio capace di restituirle emozioni, volti, quotidianità.
Accade quando un evento locale, apparentemente circoscritto a un territorio, si rivela parte della trama più ampia che ha costruito l’Europa moderna.

Accade in questi giorni, con l’uscita della graphic novel “1734, La Battaglia di Bitonto”, pubblicata da Edizioni Giuseppe Laterza, 145 pagine, prezzo 20 euro, un volume sostenuto dal contributo di Quarta Caffè, De Palo Group Srl, Quacquarelli Assicuratori – Unipol, Centro Studi Senatore Giuseppe De Gennaro, Il Salotto Letterario.
L’opera nasce da una sfida culturale: trasformare in fumetto l’antica cronaca stilata il 25 maggio 1734 dall’abate bitontino Giovan Battista Dello Iacono, testimone oculare della battaglia che determinò la definitiva conquista borbonica del Regno di Napoli. Un confronto d’armi che, pur combattuto alle porte della città pugliese, ebbe conseguenze continentali: segnò il corso della Guerra di Successione Polacca, sancì la vittoria del generale José Carrillo de Albornoz, duca di Montemar, e aprì la strada all’ascesa di Carlo di Borbone, futuro re delle Due Sicilie. Da quel conflitto nacque un regno moderno, illuminato, autonomo, destinato a diventare uno dei laboratori politici e culturali più dinamici della penisola fino all’Unità d’Italia.

La battaglia di Bitonto emerge così non come un episodio periferico, ma come una chiave di volta della storia europea: una vicenda locale che diventa universale, un frammento di Puglia che entra nella geopolitica internazionale del Settecento. Il fumetto permette di mostrarlo con una forza nuova.
È uno strumento dialettico capace di far dialogare epoche diverse, di intrecciare ricerca storica e narrazione visiva, e di raggiungere quella fascia di lettori – soprattutto giovani – che spesso percepisce il passato come distante. Qui, invece, la storia diventa carne, paura, ambizione, tragedia e speranza. Il linguaggio grafico dà forma agli sguardi, alle scelte politiche, alle sofferenze della popolazione, ai grandi condottieri e alle persone comuni travolte da un conflitto più grande di loro.
Su questo impianto prende vita lo storyboard realizzato da un ampio e talentuoso gruppo di artisti: Gaia Cosima Aloisio, Emanuela Maria Giulia Carbonara, Mariavittoria Cataldo, Alessia Convertino, Mario Digregorio, Deborah Di Bari, Alessia Di Sisto, Fabiola Gesuito, Roberta Gioia, Giovanna Isopo, Pedro Martínez, Federica Montemurro, Chiara Morga, Luca Occhinegro, Ezio Paternò, Francesca Ribatti, Carla Senerchia, coordinate nella visione narrativa che permette di trasformare la cronaca settecentesca in un’opera corale, dinamica, visivamente potente.
Lo storyboard porta la firma di Gaia Cosima Aloisio ed Emanuela Maria Giulia Carbonara. L’illustrazione di copertina è opera di Deborah Di Bari, Alessia Di Sisto e Francesca Ribatti. La supervisione scientifica del lavoro dei disegnatori è stata curata dalla professoressa Anna Rosa Pucciarelli dell’Accademia di Belle Arti di Bari.

Il loro contributo rende tangibile quel passato: si vedono i vicoli, i campi, i conventi, le masserie incendiate dagli Ussari, le trincee scavate sotto la pioggia, la disperazione dei civili, la crudezza dei combattimenti, i gesti eroici e le atrocità della guerra.
L’opera si è avvalsa anche della collaborazione scientifica del Centro Ricerche di Storia e Arte Bitonto, con il prezioso supporto dello studioso Stefano Milillo e dei presidenti del Centro: Marino Pagano, in carica durante la lavorazione dell’opera e autore di queste righe, e Carmela Minenna, subentrata successivamente alla guida dell’associazione. A questa rete di competenze si affianca il contributo del divulgatore storico Pasquale Fallacara, e delle realtà culturali del «da Bitonto», rappresentate dall’editore Alessandro Intini e dal direttore Mario Sicolo, che hanno sostenuto il percorso di ricerca, contestualizzazione e divulgazione alla base della graphic novel.

Il fumetto diventa così un ponte tra il 1734 e il presente. In questa opera, la storia dialoga con il nostro tempo attraverso l’intuizione narrativa di far incontrare una studiosa contemporanea, Domizia, con l’abate Dello Iacono. Il loro confronto simboleggia l’eterno interrogarsi dell’umanità sulla violenza, sulle epidemie, sul potere, sulle ingiustizie che si ripetono. È un incontro che fa emergere un’idea fondamentale: la storia non è mai un elenco di date, ma un organismo che continua a parlare, chiedendo a ogni generazione di reinterpretarla.
La graphic novel restituisce senso anche alle microstorie, quelle dei contadini, dei soldati giovanissimi, delle donne che affrontano la guerra e la vita in condizioni estreme, come Lucia che partorisce mentre suo marito muore colpito alle spalle. Mostra come il significato più profondo degli eventi nasca nelle vite fragili. Racconta il piccolo Tommaso Traetta, che dal fragore della battaglia -che il bambino percepisce come musica- muove i primi passi verso un destino straordinario. Ricorda che la memoria è un dovere, un modo per comprendere e, comprendendo, scegliere il futuro.
In questo senso, il fumetto si rivela uno strumento divulgativo prezioso: permette di intrecciare passato e presente, di rendere visibile l’umanità degli eventi, di far passare la conoscenza attraverso immagini che non solo informano, ma emozionano. È un linguaggio capace di restituire respiro e vita alla storia, di portarla fuori dalle aule scolastiche e dentro l’immaginario delle nuove generazioni, trasformando un fatto del 1734 in un racconto vivo che continua a interrogare il nostro tempo.

“1734, La Battaglia di Bitonto” è quindi molto più di una ricostruzione storica: è un invito a riscoprire la memoria come opportunità, a guardare alle nostre radici come strumento per comprendere il mondo in cui viviamo, a riconoscere nella storia locale la linfa di quella nazionale ed europea.
È un’opera che incanta, coinvolge e apre domande, restituendo alla storia la sua voce autentica.
















