Non solo il controllo del territorio attraverso i rapporti con i clan, ma anche un sofisticato meccanismo economico e societario che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito di gestire milioni di euro provenienti dal settore del gioco legale, schermando la reale proprietà delle attività e movimentando ingenti somme di denaro.
È questo l’altro volto dell’inchiesta che ha coinvolto 116 indagati e portato all’esecuzione di 20 misure cautelari, concentrata non soltanto sui rapporti con la criminalità organizzata, ma anche sull’architettura imprenditoriale costruita attorno al gruppo riconducibile ad Alessandro Snidar.
Secondo la ricostruzione investigativa, il patrimonio sarebbe stato progressivamente distribuito tra numerose società formalmente intestate a familiari, collaboratori o prestanome, mentre la gestione effettiva sarebbe rimasta nelle mani del gruppo originario. Un sistema che avrebbe permesso di continuare ad amministrare sale Vlt, centri scommesse e attività commerciali anche dopo sequestri, procedimenti giudiziari e interdittive.
Tra gli elementi ricostruiti dagli investigatori figurano anche numerose operazioni economiche legate alle cosiddette vincite “certificate”. Le indagini si sono concentrate sui ticket emessi dalle sale Vlt e sul percorso del denaro successivamente incassato.
In questo filone compaiono anche due nomi legati a Bitonto: Francesco Giordano, 63 anni, e Annunziata Aloisio, 60 anni. Entrambi vengono citati nella documentazione investigativa nell’ambito dell’analisi di alcune vincite registrate dagli investigatori e successivamente sottoposte a verifica.
L’attenzione degli inquirenti si concentra infatti su una serie di ticket vincenti riscossi nell’ambito delle attività riconducibili al gruppo imprenditoriale. Le verifiche bancarie, fiscali e documentali hanno consentito di ricostruire i percorsi del denaro, individuando le persone risultate beneficiarie degli importi e analizzando i rapporti economici intercorsi con le società finite sotto osservazione.
Le verifiche costituiscono uno dei tasselli utilizzati dagli investigatori per ricostruire la movimentazione dei capitali e verificare se le vincite corrispondessero a reali giocate oppure fossero utilizzate, secondo l’ipotesi investigativa, come strumento per giustificare disponibilità di denaro di diversa provenienza.
Parallelamente, gli accertamenti hanno riguardato anche la rete societaria costruita negli anni attorno al gruppo Snidar.
Le indagini descrivono un sistema caratterizzato da continui passaggi di quote societarie, nuove costituzioni, cambi di amministratori e utilizzo di soggetti formalmente titolari delle imprese ma ritenuti meri intestatari. L’obiettivo, secondo la Procura, sarebbe stato quello di mantenere il controllo delle attività economiche pur rendendo più complessa l’individuazione dei reali proprietari.
Tra i numerosi elementi documentali acquisiti dagli investigatori compare anche la posizione di Francesco Lops, per il quale vengono ricostruiti i rapporti lavorativi e reddituali maturati negli anni. In questo contesto emerge anche un rapporto di lavoro con una ditta di autotrasporti con sede a Bitonto, elemento riportato esclusivamente nell’ambito della ricostruzione patrimoniale e reddituale effettuata dagli investigatori e non quale contestazione nei confronti dell’azienda.
Analogamente, nel materiale acquisito compare anche il riferimento al Centro Sportivo Torre Cesare, citato nella documentazione relativa ai rapporti contrattuali intercorsi con alcune società operanti nel settore del gioco. Anche in questo caso il riferimento è inserito esclusivamente nella ricostruzione documentale svolta dagli investigatori e non riguarda ipotesi di responsabilità a carico della struttura.
L’obiettivo delle indagini è infatti quello di ricostruire, tassello dopo tassello, la rete economica sviluppatasi attorno al gruppo imprenditoriale, seguendo il denaro, le società, i rapporti commerciali e le movimentazioni finanziarie.
Un lavoro che, secondo gli investigatori, consentirebbe di spiegare come un articolato sistema di imprese sia riuscito a espandersi nel settore del gioco pubblico mantenendo, almeno secondo l’ipotesi accusatoria, il controllo effettivo delle attività attraverso una fitta rete di intestazioni formali, rapporti fiduciari e continui spostamenti di quote e patrimoni.
















