Era il 2015, primi di Settembre, quando in un pomeriggio che volgeva al tramonto conobbi il pittore mariottano-milanese Nino Grassi, presentatomi da Mario Salierno che presiedeva il Comitato Feste a Mariotto. L’idea era di inserire in extremis nel cartellone della festa patronale a Mariotto una Mostra d’Arte con tutti i lavori di Nino. Non avevamo che una scarsa decina di giorni per realizzare, da zero, praticamente tutto, dall’allestimento alla comunicazione. Ricordo benissimo quel momento, l’iniziale scetticismo nostro che faceva il paio con il garbato sprone del comitato feste. Ricordo pure gli occhi fulgidi di Nino che tradivano il desiderio di mostrare i suoi lavori ai concittadini, di adagiare la propria anima nella sua culla natìa.
Villa Jannuzzi, sede dell’esposizione, fu approntata giusto in tempo per l’inaugurazione festiva, anche grazie all’aiuto decisivo degli amici Michele e Lillino. La Mostra personale “La Pausa”, acquerelli e acqueforti, si tenne e per cinque giorni di fila fu un successo di visitatori. Contestualmente Nino Grassi organizzò una piccola scuola di pittura rivolta ai bambini, cui mostrò, dal vivo, come nasce un acquerello.

Gioacchino Grassi, detto Nino, è stato quel che si dice un artista autentico, colui che sa essere solo nella moltitudine rumorosa, il poeta della tecnica espressiva, l’artista tra gli artisti.
Nato a Mariotto nel 1949, ha vissuto a Milano dove si è formato prima diplomandosi in Grafica Pubblicitaria nel 1975, poi come pittore sotto la guida del Maestro Vanni Saltarelli e successivamente come incisore con i maestri Dauria e Giudici, Infine, con il Maestro Angelo Gorlini, ha potuto coltivare la sua grande passione per l’acquerello “L’acquerello mi dona la libertà – mi disse una volta Nino – la disinvoltura di un gesto creativo libero, sciolto da legami, grazie al quale fondo i miei colori sì da creare nell’amalgama l’effetto sperato. Il risultato è ignoto. L’acquerello può condurti ovunque”.
Il carattere schivo, l’eloquio sereno e senza fronzoli retorici, per lo più nutrito di parole piane, sincere, nude, specie quando, quasi confessandosi, Nino parlava della sua vita, le sue esperienze, la sua arte intesa come missione. Nei suoi ragionamenti non v’era mai ostentazione d’erudizione ma la discreta sensibilità di un animo gentile del quale presto indovinavi la luce di uno slancio o la penombra di un dubbio. Tutti a Mariotto ricordano il suo bel gesto di donare alla parrocchia e ai fedeli, nel 2018, la sua opera raffigurante il volto dell’Addolorata. Un dono, questo, ricambiato dall’affetto di tanti amici e conoscenti e dal conferimento di una serie di riconoscimenti (l’onorificenza Misericordia Sicut Pater, àuspice il Cav. Paolo Iuso, ed il premio “Mariottano per Sempre” istituito dal delegato sindaco Sergio Ragno).
Mariotto è stata per Nino Grassi, specie negli ultimi anni della sua vita, un richiamo istintivo, il ricovero degli affetti mai sopiti legati alla terra e all’infanzia. Un giorno mi parlò di una sua opera che aveva intitolato: il “Rifugio di una vita”. Ecco, forse noi tutti riusciamo ad immaginare, per Nino, quel rifugio, quel rassicurante cantuccio in cui l’anima creativa di un artista diventa eterna.















