Un cittadino, N. G., allarmato per gli eventi di cronaca degli ultimi giorni, ci scrive preoccupato.
“E alla fine si tornò a sparare!
La percezione di insicurezza in città ci riporta indietro di anni, quando il modello di città diffusa era ancora acerbo e la gente non desiderava altro che vivere spazi che la criminalità e il malaffare avevano soggiogato e usucapito. Sia per una congiuntura favorevole sia perché la gente intercettò il bisogno diffuso, quanto auspicato si verificò e negli anni compresi tra il 2014 e il 2019 gran parte dei cittadini si sentivano padroni dei propri spazi, liberi, comprimari o gregari di un destino che pareva sorridere alla Città di Bitonto.
Poi, qualcosa si è rotto. La politica si è impermalosita e per tanto tempo ha nascosto la polvere sotto il tappeto, ha giudicato con troppa tenuità il disagio sociale e dunque ha preferito concentrarsi su futili questioni, beghe da palazzo potremmo dire, senza intervenire a gamba tesa sul mondo giovanile che cambiava, o senza porre un limite alla mentalità prevaricatrice del bulletto di quartiere.
Bitonto, come suggerisce l’ultimo rapporto DDA, è da sempre un crocevia ad alta densità criminale, pieno di zone d’ombra in cui la presenza dello Stato è in forte discussione. E quando la politica ha mollato l’impegno, derubricandolo, anche perché di pertinenza prefettizia e non per l’appunto politica, la società ha avvertito con disagio il distacco, riducendo la vitalità degli spazi, deflazionando le iniziative, contraendo al minimo la rigenerazione di aree che precedentemente erano state sottratte al malaffare.
Quanto più la società rinunciava al presidio, tanto più la gentaglia colonizzava spazi in cui non avrebbe più dovuto mettere piede. E a pagarne le spese? I cittadini comuni, i ragazzi, i bambini che vorrebbero divertirsi scendendo per le strade senza rischi, in sella ad una bici o dietro ad un pallone. Il rischio di essere investiti da un motociclo di dubbia conformità alla legge è elevatissimo, per tacere del rischio di prendersi qualche ceffone quando si invita certa popolazione “ctonia” a rispettare il codice della strada.
Cosa dovrebbe fare in tal caso il cittadino? Reagire con il rischio di ritorsioni trasversali che la mentalità retrograda di certuni avallerebbe? E alla fine, qualche giorno fa, mentre il caldo afoso provava i nostri cittadini, in una svuotata Via Mozzicugno, a noi cara perché accesso assai frequentato al borgo antico, il circuito involutivo ha chiuso la sua spirale: si è tornati a sentire puzza di polveri da sparo, in pieno centro, alle spalle di una delle vie più frequentate della Città.
Se la politica tace, io non taccio. Noi non rimarremo a guardare. E notizieremo all’autorità ogni illecito contro la persona, contro tutto e contro tutti”.
















