“Negli ultimi giorni alcuni episodi di cronaca hanno generato preoccupazione in città”. Con queste parole Francesco Paolo Ricci ha annunciato di aver inoltrato al prefetto Francesco Russo una formale richiesta per la convocazione urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. “È mio dovere, come sindaco, insistere per un rafforzamento del coordinamento tra le forze dell’ordine e misure più incisive di controllo del territorio”, ha spiegato, ribadendo anche l’impegno a “proseguire l’iter per l’istituzione di una tenenza dei Carabinieri”.
Accanto alla richiesta istituzionale, Ricci ha voluto rimarcare una linea politica chiara: “Continuo a credere fermamente nella stragrande maggioranza di cittadini onesti e perbene. Credo nella scuola, nelle associazioni, nelle parrocchie, nei movimenti e nei partiti, nei comitati cittadini e nel volontariato. Non arretrerò di un passo. Bitonto merita sicurezza, rispetto e fiducia”.
Sulla stessa scia, ma con toni duri, l’ex sindaco Michele Abbaticchio è intervenuto denunciando quello che definisce “l’irreale silenzio del dibattito culturale e politico” sulle conseguenze di una faida che “non si è mai davvero fermata”. “La verità è che non si è mai smesso di sparare – ha scritto – in una guerra tra clan che si contendono, anche dopo la morte di Anna Rosa Tarantino, le luride piazze di spaccio”. Un’escalation che, secondo Abbaticchio, dal 2024 ha visto una sequenza di episodi “prima su via Crocifisso, poi dentro l’abitazione di un pregiudicato, e ora ancora colpi, tensioni e paura”, soprattutto nel centro storico e nella zona 167, “trasformati in zone d’ombra con abitazioni abbandonate usate come depositi di droga o basi di videosorveglianza”.
Da qui l’appello: “La risposta non può essere solo repressiva. Deve arrivare anche dai cittadini, dalla società civile, da chi sceglie di non lasciare un minore al suo destino. Denunciate. Sempre. Le forze dell’ordine e la magistratura faranno il loro lavoro. E noi non dobbiamo smettere di crederci”.
Solidarietà e una lettura strutturale arrivano anche da Corrado De Benedittis, coordinatore provinciale di Avviso Pubblico. “Le comunità devono unirsi per rigettare ogni forma di rassegnazione al crimine. Servono forze dell’ordine, ma anche una reazione della società civile”, ha sottolineato. “Pensare che fenomeni così complessi si risolvano solo con la repressione fa il gioco dei clan, che arruolano manovalanza nelle sacche di emarginazione. Occorrono strumenti di emancipazione e opportunità di riscatto, oggi troppo spesso fragili”.

















