La notizia della eventuale partenza di suor Gabriella da Bitonto non poteva passare inosservata.
Dopo tanti anni al Sacro Cuore, il suo trasferimento verso una nuova destinazione ha suscitato reazioni da parte di chi le è affezionato e vorrebbe continuare ad averla accanto. Una reazione comprensibile per chi l’ha conosciuta e ha condiviso con lei anni di vita, di lavoro e di relazioni.
Per molte persone, infatti, suor Gabriella non è semplicemente una religiosa delle Maestre Pie Filippini ma una presenza familiare, una persona che nel tempo è diventata parte della comunità.
Originaria di Trevi, in Umbria, suor Gabriella arriva a Bitonto nel 1991, entrando nella realtà della sua Congregazione e del Sacro Cuore. Da allora sono passati più di trent’anni e, nel frattempo, il suo rapporto con la città è andato ben oltre il ruolo che ha ricoperto. La sua è stata soprattutto una presenza educativa: ha accompagnato bambini e ragazzi nella crescita, incontrato famiglie, ascoltato difficoltà e condiviso tanti momenti della vita quotidiana.
Per lei educare non ha significato soltanto insegnare, ma soprattutto creare una relazione, conoscere le persone e cercare di esserci quando serviva. La sua capacità di ascoltare, l’empatia e, allo stesso tempo, la fermezza hanno fatto di Suor Gabriella un punto di riferimento per molte persone. Un’autorevolezza costruita oltre il ruolo ma attraverso la presenza e la fiducia conquistata nel tempo.
In oltre trent’anni a Bitonto ha visto passare generazioni. Ha conosciuto bambini diventati adulti, seguito famiglie e assistito ai cambiamenti della città e della società. Il suo servizio non è certo rimasto confinato agli spazi del Sacro Cuore ma attraverso le tante relazioni costruite nel tempo è entrato nella vita della comunità.
È anche per questo che oggi la notizia della sua partenza viene vissuta da molti con dispiacere. Anche chi scrive sente per suor Gabriella enorme affetto. Il dispiacere è (speriamo di poter ancora dire “sarebbe”) generale. Ma la raccolta di firme intorno al trasferimento racconta, in fondo, proprio questo legame. Ciò che emerge è l’affetto di tante persone che vorrebbero non vedere partire una figura diventata così importante nella loro vita.
Eppure la partenza fa parte della stessa vocazione che ha portato suor Gabriella a Bitonto ad inizio anni Novanta. La missione religiosa comporta anche il cambiamento, il trasferimento e l’incontro con nuove comunità. Ora, dopo tanti anni, per lei potrebbe aprirsi un nuovo cammino.
E dunque, come comunità, non possiamo solo disperare: gli anni trascorsi al Sacro Cuore, le persone incontrate, le famiglie conosciute e le generazioni accompagnate resteranno. Resta già il segno di una presenza che, giorno dopo giorno, ha saputo costruire rapporti e diventare un punto di riferimento. Inoltre, il legame costruito in questi anni difficilmente può essere cancellato da un trasferimento.
Forse è proprio la reazione di chi le vuole bene a raccontare meglio di qualsiasi parola quanto suor Gabriella sia diventata parte della comunità: quando una persona parte e la sua assenza viene sentita ancora prima che se ne vada -alla sola ipotesi!-, significa che nel frattempo ha lasciato qualcosa.
Anzi: tanto, tantissimo.

















