Il successo è di quelli importanti, e magari, sarà pure da apripista alle altre Regioni o, addirittura, al Governo centrale, sordo – almeno finora – alla tematica.
Il salario minimo si può fare.
Nelle scorse ore La Corte costituzionale ha rigettato l’impugnazione promossa dalla presidenza del Consiglio dei ministri, in accoglimento di tutte le eccezioni formulate dall’Avvocatura regionale. Significa, allora, che i giudici hanno ritenuto pienamente legittima la legge regionale pugliese del 2024 che ha fissato la soglia retributiva minima – nove euro l’ora lordi – a salvaguardia dei lavoratori assunti dalle imprese che partecipano alle gare bandite dalla Regione Puglia e dai suoi enti strumentali.
La Regione – la soddisfazione del presidente uscente Michele Emiliano – ha salvaguardato gli stipendi dei lavoratori impiegati negli appalti regionali. Si tratta di una vittoria importantissima e la Puglia è la prima Regione che ha tutelato le retribuzioni, in mancanza di qualsivoglia analoga tutela da parte dello Stato”.
Soddisfatto anche il governatore eletto, Antonio Decaro, secondo cui la sentenza avrebbe dato al tacco d’Italia di una vittoria di civiltà, perché il lavoro non può essere povero. “Ora tocca a noi – dice – e nei prossimi anni applicheremo questa legge partendo dagli appalti regionali e dalle concessioni pubbliche, coinvolgendo chi lavora e chi produce per farla crescere ancora. Un lavoro giustamente retribuito non è mai un costo. È valore, è dignità, è rispetto. Un futuro migliore si costruisce soltanto così: pagando il lavoro per quello che vale.
Al di là del colore politico, la speranza è che la pronuncia della Consulta sia da monito ad affrontare, seriamente, la questione degli stipendi, visto che, stando agli ultimi dati diffusi da Eurostat qualche giorno fa, le famiglie italiane sono più povere rispetto a 20 anni fa. L’unica consolazione è che non siamo i soli ad essere più poveri rispetto a 20 anni fa: insieme a noi tra tutti i Paesi Ue ci sono anche i greci, che hanno oggi un reddito reale più basso rispetto a vent’anni fa:

















