«L’avvocato svolge un ruolo fondamentale, quello di mediatore emotivo. Questo significa che deve effettuare un’opera di traslitterazione delle emozioni del proprio assistito all’interno di contenitori giuridici preposti dall’ordinamento che saranno poi fruibili dal giudice».
È questo il significato di “giustizia emotiva”, espressione usata dall’avvocato Romina Centrone come titolo del proprio libro, presentato ieri nella Sala degli Specchi di Palazzo Gentile. Un ruolo importante, Una sorta di ponte tra diritto e società, che vede l’avvocato come un interprete delle emozioni, in quanto, sottolinea Centrone, l’avvocato deve «unire, di mediare, di intercettare quella che è l’emozione protesa cucita su misura da quella situazione, da quella circostanza specifica e tradurla in grammatica emotiva del diritto, tradurla cioè in contenitori giuridici che possano essere apprezzabili dal giudice».
Edito da Cacucci e presentato per la prima volta a Roma, a Palazzo Montecitorio, “Giustizia emotiva” è un saggio di umanesimo giuridico e narrazione forense, un viaggio nelle pieghe invisibili del processo, là dove il diritto incontra l’essere umano nelle sue caratteristiche viscerali. Attraverso esempi concreti e riflessioni profonde, l’autrice esplora il ruolo delle emozioni nei conflitti giudiziari: «Forze silenziose che modellano domande, atti e sentenze».
L’autrice evidenzia come il linguaggio giuridico possa accogliere, e non negare, il vissuto di chi chiede giustizia. Un momento di riflessione per gli operatori del diritto, ma anche per chi affronta il processo con il cuore in mano: «Perché solo riconoscendo le emozioni, la giustizia può diventare strumento di riparazione e, talvolta, persino di pace».
L’opera, unicum nel panorama della saggistica legale, esplora il ruolo delle emozioni all’interno dei conflitti giudiziari. L’autrice l’idea quasi “fredda” del processo fatto solo di norme, articoli, prove, decisioni in cui non c’è spazio per le emozioni. Per l’autrice, le emozioni non sono un rumore di fondo da silenziare bensì sono la vera origine del conflitto.
Per il sindaco Francesco Paolo Ricci, avvocato come l’autrice, «questo saggio è un vademecum per quello che ogni avvocato fa nel quotidiano».
Ad accogliere l’autrice anche il senatore Giovanni Procacci: «Il testo di Romina è un libello sintetico ma al contempo profondo che guarda alle emozioni che si vivono durante la vicenda giudiziaria. Dietro tutte le norme e gli articoli c’è sempre la persona umana».
Il giornalista e direttore del “Da Bitonto”, ha moderato l’incontro. Presenti anche Alfonso Orazio Maria Pappalardo, presidente del Tribunale di Bari; Salvatore D’Aluiso, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari; Marco Lacarra, deputato della Repubblica; Antonio Felice Uricchio, avvocato e presidente dell’Anvur, nonchè autore della prefazione; Serena Triggiani, vicepresidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari; Cristina Baldi, giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Bari.
L’evento è stato organizzato con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, dell’Indifapp (Istituto Nazionale per il Diritto di Famiglia, della Persona e del Patrimonio) e della casa editrice Cacucci.
















