Quando è arrivata a Bitonto, Stefanie immaginava una tappa serena del suo viaggio in Italia: qualche giorno trascorso nei pressi della Cattedrale, una visita alla città, il concerto di Vasco Rossi a Bari e poi il ritorno in Germania insieme ai suoi due cani. Invece quella che doveva essere una breve vacanza si è trasformata in un’esperienza che lei stessa definisce «stressante e sproporzionata», al punto da farla sentire «completamente impotente».
La vicenda inizia con un parcheggio pubblico situato fuori dal centro storico. Mercoledì sera la turista lascia lì la propria auto, convinta di aver rispettato tutte le regole. Racconta di aver controllato attentamente la segnaletica presente nell’area e di aver acquistato un ticket valido fino alla mattina successiva. Per questo, quando giovedì torna a riprendere il veicolo e non lo trova più, pensa immediatamente al peggio.
«Ero sotto shock, credevo che qualcuno l’avesse rubata», racconta. Solo grazie all’aiuto del titolare di un’attività commerciale situata nelle vicinanze riesce a capire cosa sia accaduto. L’uomo le spiega che quella mattina diverse auto sono state rimosse per consentire le operazioni di pulizia della strada.
Da quel momento, secondo il suo racconto, inizia una vera e propria corsa a ostacoli. Il commerciante la aiuta a raccogliere informazioni, contatta altre persone della zona e le offre anche la possibilità di lasciare temporaneamente i bagagli nel negozio. Stefanie si reca quindi al comando della polizia locale insieme ai suoi due cani, paga la sanzione prevista e cerca di organizzare il recupero dell’automobile.
Nel frattempo incontra alcuni ospiti della struttura ricettiva in cui soggiorna, anch’essi diretti al concerto di Vasco Rossi a Bari. Grazie alla loro disponibilità riesce a ottenere un passaggio. Durante il tragitto, però, comprende che il deposito dove si trova la sua auto è collocato in una zona periferica e poco collegata. Realizza così che raggiungerlo autonomamente dopo il concerto sarebbe stato molto complicato.
Terminato l’evento, rimasta sola, è costretta a chiedere aiuto a persone che non conosce. Una coppia proveniente da Foggia accetta di accompagnarla fino al deposito e attende con lei finché non si accerta che all’interno della struttura sia presente qualcuno.
Quando ormai pensa di essere vicina alla conclusione della vicenda, emerge un nuovo problema. Al momento di pagare le spese necessarie per il rilascio del veicolo scopre che il pagamento può essere effettuato esclusivamente in contanti. Lei non dispone della somma richiesta e il bancomat più vicino si trova a diversi chilometri di distanza.
Stefanie propone allora una soluzione: utilizzare l’auto per raggiungere lo sportello e prelevare il denaro, lasciando nel frattempo documenti e altre garanzie. La richiesta, però, viene respinta. Le viene suggerito di raggiungere il bancomat a piedi oppure di chiamare un taxi.
Il taxi, tuttavia, non arriva. La turista prova a telefonare, cerca alternative e contatta più persone possibile, ma senza risultati immediati. È notte, la temperatura si abbassa e i suoi due cani sono soli da molte ore. «Mi sentivo abbandonata. Ogni volta che pensavo di aver risolto un problema, ne compariva subito un altro», racconta.
Solo dopo ulteriori telefonate la situazione si sblocca. Il proprietario del deposito arriva con un terminale per il pagamento elettronico, consentendole finalmente di saldare le spese e recuperare il veicolo.
La turista precisa di non contestare né la multa né i costi sostenuti. Ciò che considera eccessivo è il percorso necessario per riottenere l’auto. «Mi chiedo come avrebbe fatto una persona che non parla italiano», osserva. «Non sto dicendo che non dovessi pagare. Mi ha colpito la difficoltà di ogni passaggio e il fatto di essere rimasta sola a gestire tutto».
Secondo alcuni commercianti della zona, inoltre, episodi simili non sarebbero rari. Raccontano che meno di dieci giorni fa una situazione analoga avrebbe coinvolto una famiglia con due bambini, aiutata poi dagli stessi negozianti a recuperare il veicolo.
















