L’obiettivo è di quelli importanti: recupero e riqualificazione urbanistico-edilizia del centro storico di Bitonto, patrimonio di notevole interesse pubblico e bellezza architettonica, razionalizzando e velocizzando le procedure di consolidamento e risanamento degli immobili. Ma si vorrà anche andare oltre: da un lato un tentativo di rendere la città vecchia un fiorire (anche) di attività di ricezione turistica. Dall’altro una possibilità per dare una abitazione a quelle giovani coppie che magari sono in difficoltà economica.
Via libera, dal Consiglio comunale, al Regolamento per la vendita delle case a un euro, iniziativa non nuova (leggasi Biccari e Taranto, per esempio) e con cui da Palazzo Gentile cercheranno di rivitalizzare la parte antica del paese, restituendola alla sua storica funzione di centro propulsivo di vita, di cultura ed attività, favorendo l’insediamento abitativo di famiglie – e in particolare di giovani coppie o famiglie disagiate – o l’apertura di attività turistico-ricettive, negozi, botteghe artigianali, al contempo perseguendo l’obiettivo della riduzione della cementificazione del territorio. Il documento è stato portato in aula dal consigliere Nicola Acquafredda (“Strada in comune”) ed è figlio di un percorso di studio che lo stesso giovane esponente di maggioranza ha intrapreso un paio di anni fa su delega ad hoc ricevuta.
Cosa accadrà, allora? Il Comune darà avvio all’iniziativa con la quale saranno stabiliti i termini, comunque non inferiori a un anno, le modalità e le condizioni per la messa a disposizione degli immobili da parte dei potenziali alienanti ai fini del loro inserimento nella «Vetrina delle case a un euro». Con la medesima determinazione, sarà approvato il relativo Avviso Pubblico, il modello per la messa a disposizione degli immobili e sarà costituita una Commissione composta da dipendenti comunali che avrà il compito di esaminare le candidature dei fabbricati pervenute e di approvare la lista dei fabbricati ammessi all’iniziativa. Oggetto del provvedimento sono i fabbricati che siano di proprietà privata, non abitati né abitabili, in condizioni di evidente degrado strutturale, statico, igienico-sanitario appartenenti a soggetti che manifestano la volontà di aderire all’iniziativa del Comune; sottoposti a vincoli paesaggistico-ambientali od artistici, compatibilmente con le norme che ne disciplinano la circolazione e gli interventi edilizi, quelli in comproprietà anche in quote ideali indivise, purché l’impegno alla vendita sia manifestato da tutti i comproprietari.
I soggetti ammessi dovranno addivenire, poi, alla conclusione di un atto pubblico di compravendita immobiliare al corrispettivo simbolico di un euro con previsione di immediata immissione nel possesso del fabbricato dell’acquirente. Entro tre mesi dalla stipulazione del contratto pubblico di compravendita, quindi, l’acquirente dovrà presentare l’istanza per il rilascio dei titoli edilizi, comunque denominati, necessari all’esecuzione degli interventi di ristrutturazione e risanamento.
I lavori si dovranno concludere perentoriamente entro tre anni dal rilascio del titolo edilizio.

















