La decisione era ormai nell’aria da giorni. Rinviata, come ammesso dallo stesso sindaco Francesco Paolo Ricci, “solo per consentire di deliberare alcuni provvedimenti importanti e non rinviabili”, compresa l’approvazione di un progetto da cinque milioni di euro per riqualificare alcune aree di Bitonto. Città al cui “interesse esclusivo” Ricci assicura di aver sempre pensato e a cui sarebbe finalizzato persino il decreto firmato ieri.
Il primo cittadino ha revocato infatti tutte le deleghe della giunta comunale.
Via (almeno per il momento) i sette assessori, “a cui sono grato per quanto fatto finora”, che non si esclude possano presto tornare (seppur non tutti) a Palazzo Gentile.
L’atto di forza servirebbe infatti a dare una scossa alle forze politiche di maggioranza, “alle prese con un confronto interno”.
Tensioni, come dichiarato dal sindaco, dovute alla necessità “di ricentrare e rilanciare l’azione amministrativa”, ma in realtà dettate da inimicizie e appetiti, difficili da saziare anche per via di ingerenze e veti che sarebbero stati imposti da segreterie e personaggi politici di spicco provenienti da fuori Bitonto.
Non è un mistero, infatti, e a confermarlo sarebbero anche i post al vetriolo pubblicati da ambo i lati sui social, che la segreteria del PD locale avrebbe voluto la testa dell’assessore dem Francesco Brandi, predecessore di Nino Colasanto alla guida del circolo, o quantomeno avere anche un rappresentante della propria frangia. Addirittura a costo di tirar fuori il “tradimento al centrosinistra” di Rete Civica nelle scorse regionali (quando avrebbe strizzato l’occhio alla Lega), per chiedere di prendere posizione contro il movimento di maggioranza e silurare la (ormai ex) vicesindaca Marianna Legista, sua espressione in giunta.
E i mal di pancia dem avrebbero contagiato anche i fedelissimi dell’ex sindaco Michele Abbaticchio (che pure con una “excusatio non petita” sui social ha rimarcato la sua estraneità alla crisi in atto). Le liste, da lui create nelle amministrative 2022, si sarebbero mostrate infatti desiderose, a quanto parrebbe dai rumors, di più “poltrone” o di deleghe di peso.
Per Ricci, che pure non si esprime sulla natura delle “incomprensioni” in coalizione, la situazione attuale non sarebbe più sostenibile “né per il buon funzionamento dell’amministrazione né per la fiducia dei cittadini”.
Proprio la necessità di “ritrovare serenità e coesione per proseguire nell’azione di governo della città” lo avrebbe spinto quindi alla revoca delle deleghe, “non un passo contro qualcuno, ma verso la città”.
“Questo passaggio – sostiene – consentirà ai gruppi e alle forze politiche di condividere un percorso per dare slancio all’azione amministrativa nella parte finale del mandato”, e di “ritrovare una sintesi condivisa”.
Per il sindaco, fiducioso che la quadra possa trovarsi in breve tempo senza necessità di nominare una giunta provvisoria, il banco di prova sarà l’approvazione del bilancio di previsione, “rinviata” a fine febbraio per assenza del numero legale e pronta ad essere riportata in consiglio, prima ancora della diffida del Prefetto.
“Sono certo che la maggioranza non mancherà all’appuntamento. Bitonto non può permettersi di essere commissariata” conclude Ricci, facendo appello al “senso di responsabilità”.
Le forze politiche si mostreranno davvero responsabili?
















