Dall’Avv. Luigi Acquafredda riceviamo e pubblichiamo.
“Egr.Direttore
si avvicina il referendum, tutti ne parlano, convegni, incontri, inaugurazioni di anno giudiziario, giornalisti, politici ecc…
I sostenitori del no, cioè i comunisti e loro alleati, ritengono che la separazione delle carriere attenti all’autonomia e indipendenza della magistratura, tesi sostenuta da tutta la magistratura comunista, cioè rossa ,di cui è espressione la Associazione Nazionale Magistrati.
Molti costituzionlisti, dello stesso colore, fanno riferimento alla Costituzione.
Tutti parlano di autonomia e indipendenza della magistratura, mai nessuno parla di “INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA”
L’art.101 primo comma Cost. dispone ” La giustizia è amministrata in nome del popolo” norma che molti legggono come ” la giustizia è amministrata in nome del partito”. Ancora,è vero che l’art.104 primo comma Cost. sancisce il principio che “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere “ma molti ignorano l’art.111 secondo comma Cost. che recita” Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti,in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”
Questa norma è il fondamento di uno stato democratico e di diritto. Il contraddittorio è il principio che regge l’intero ordinamento processuale,dove non c’è contraddittorio non c’è processo.
Il giudice deve essere terzo e imparziale, l’autonomia e indipendenza viene ad essi riconosciuta perchè “DEVONO ESSERE TERZI E IMPARZIALI”.
Il concetto di giudice è quello di una persona terza e imparziale per cui, per definizione, il p.m. non può essere un giudice perchè nel processo “è parte”.
Ciò, logicamente, comporta che la carriera del p.m. e quella del giudice debbano essere diverse.
La tesi secondo cui si vuole sottoporre i p.m. al controllo dell’esecutivo è del tutto infondata, la riforma mira solo ad evitare abusi da parte dei p.m.
E, invece, molti p.m. vogliono essere giudici autonomi indipendenti ma parziali.
Non ci siamo. Attenti. Qui, caro Direttore, è in gioco la democrazia,la libertà, il giudice è soggetto,soltanto alla legge, cosi prevede l’art.101 secondo comma della Costituzione.
La legge la fa il Parlamento che è espressione della volontà popolare, mentre i magistrati sono persone, impiegati civili dello stato,che hanno avuto la buona sorte di vincere un concorso. I giudici devono conoscere la legge, interpretarla bene e applicarla altrettanto bene.
La magistratura è uno dei tre poteri dello Stato ma ha la pretesa di diventare un super potere, rivendica autonomia e indipendenza ma pretende di condizionare le scelte del Parlamento, specie quando la maggioranza appartiene a partiti non graditi.
Nella prefazione della Rassegna di Giurisprudenza coordinata con la Dottrina del 2006, una delle collane più importanti, è scritto “è sempre più vero che oggi la legge non è quella che è ma quella che i giudici pensano o vogliono che sia”.
Non occorre essere giuristi per capire che l’altra sera a Torino c’è stato un tentato omicidio ai danni di un poliziotto, miracolosamente salvato da un collega. Solo il p.m. di Torino non lo vede, forse perchè non ha un codice penale.
Ma assodato che personalmente voterò Sì (e non per questo sono fascista, visto che i comunisti, che dicono di essere democratici, non tollerano essere contraddetti e, al pari degli ignoranti, che sono anche arroganti e presuntuosi pensano di aver sempre ragione) il vero,grosso problema che nessun governo riuscirà a risolvere è quello della responsabilità civile personale dei magistrati, malgrado anni fa ci sia stato un referendum a favore.
Fino a quando i magistrati non risponderanno mai delle loro azioni non ci sarà certezza del diritto e ,conseguentemente, i diritti costituzionali delle persone saranno a rischio.
E qui la colpa è anche dell’Avvocatura ,che ha perso la dignità e il prestigio di un tempo, e non ha fatto nulla per opporsi alle scellerate riforme del codice di procedura civile che dal 1990 hanno mandato in coma la giustizia civile, di cui, peraltro, non si parla mai”.

















