DI DOMENICO RUCCI
Ci sono storie che lasciano addosso una profonda amarezza, ma che alla fine ti costringono a credere ancora nel cuore delle persone. Spero che la mia storia, vissuta domenica 31 maggio 2026 ad Angri, possa far riflettere.
Mi chiamo Domenico Rucci, sono un disabile grave in carrozzina. Io e mia moglie Angela veniamo da Bitonto, in provincia di Bari, e per essere lì abbiamo affrontato un lungo e difficoltoso viaggio, non privo di fatiche date le mie condizioni di salute molto fragili. Ci trovavamo ad Angri per la Prima Comunione della mia nipotina Sophie Luisa. Una giornata di festa che è stata quasi rovinata da un gesto vile e vigliacco: un individuo (che non riesco a definire persona) ha distrutto con un grosso masso il parabrezza del mio Doblò attrezzato per disabili, parcheggiato correttamente in Via Ponte Aiello, nonostante il tesserino fosse ben visibile.
Quel mezzo non è un capriccio: è la mia unica libertà, la mia sicurezza.
Immaginate il panico. Io immobile, l’ansia della mia famiglia, la tristezza della mia nipotina. I vigili urbani hanno fatto il massimo per aiutarci, ma con la mia patologia non ci si può “adattare” a una macchina normale. Tutto sembrava perduto.
Ma è qui che è avvenuta la magia.
Si è attivata una catena di solidarietà incredibile. Giuseppe D’Ambrosio e sua moglie Simona (genitori di un amichetto di mia nipote) si sono commossi e si sono attivati subito: hanno contattato un ex consigliere comunale di Angri, un signore di 80 anni ormai in pensione e da sempre sensibile alle disabilità. Questo splendido signore ha messo subito a disposizione un mezzo attrezzato che, guidato da Giuseppe, mi ha permesso di essere presente al giorno speciale di Sophie Luisa.
Oggi il vetro è stato riparato a mie spese e va bene così. Ma da questa giornata porto a casa due lezioni:
1. La malvagità esiste, e quando colpisce chi è già fragile ti fa sentire inerme.
2. Le persone con un cuore immenso ed empatico esistono altrettanto, aiutano senza chiedere nulla in cambio e ti ridanno fiducia nel genere umano.
Grazie di cuore alla mia famiglia, a mia moglie Angela, ai signori D’Ambrosio e al gentilissimo ex consigliere per la sua straordinaria sensibilità. Spero che chi ha lanciato quel sasso possa un giorno ritrovare la propria coscienza.
Lascio Angri con il danno al portafogli, ma con il cuore pieno di gratitudine per le persone meravigliose che ho incontrato sul mio cammino.
















