Venti anni fa, su uno degli alberi di piazza Aldo Moro, fu depositata una targa. Una targa che riferiva che quell’arbusto, all’epoca molto più esile di oggi, era stato donato alla città. A donarlo, l’anarchico più famoso della storia cittadina, il compianto Gino Ancona.
Lo donò in occasione del trentesimo giorno di digiuno, quando intraprese uno sciopero della fame per evitare che piazza Aldo Moro divenisse un «garage sotterraneo che avrebbe distrutto questa piazza con tutta la sua storia e la vita vissuta da tutta una comunità».
Pochi giorni fa, quella targa, fissata su alcuni pali di legno ormai malconci, ha ceduto, cadendo addosso ad alcuni ragazzi che sostavano nei paraggi.
Nulla di preoccupante per i malcapitati, sia chiaro. Nei giorni successivi, i pali con la targa annessa sono stati rimessi a posto, vicino all’albero su cui nel 2025 Gino “l’assassino” li posizionò.
Ma sarebbe il caso di sistemare a dovere quella targa, sia per evitare che cada ancora addosso a qualcuno, sia perché, dopo due decenni, non solo i pali in legno sono malconci. Lo è la stessa targa, con pezzi mancanti e ormai scolorita. Sarebbe non solo una messa in sicurezza, ma anche un giusto tributo a Gino Ancona.

















