Mentre procedono i lavori per il rifacimento di piazza Aldo Moro, da Palazzo Gentile arrivano tutti i dettagli del futuro aspetto di quella che, per generazioni, è stata “la piazzetta”, luogo da girare e rigirare con gli amici, quando i luoghi di passeggio e di ritrovo erano decisamente meno di oggi.
In una pubblica assemblea, l’amministrazione e i responsabili dei lavori in corso, mercoledì, hanno incontrato cittadini interessati e associazioni, per condividere le novità e per anticipare i connotati della piazza Moro del futuro.
Un tempismo non certo perfetto, come è stato sottolineato da alcuni dei cittadini intervenuti, che hanno evidenziato come tutta questa condivisione fosse necessaria prima della partenza del cantiere e non a giochi fatti.
Ad ogni modo, dall’assemblea, poche sostanziali novità rispetto a quanto rivelato dalla conferenza stampa tenutasi due giorni prima.
La piazza sarà allungata verso la chiesa di san Francesco da Paola, unendosi al suo sagrato, e sarà eliminata la stradina intermedia. L’area verde sarà implementata con lecci e altri alberi, senza però toccare – eccezion fatta per tre esemplari, ormai morti – la flora attualmente presente. Nuovo look e incremento anche per le panchine, che da 19 passeranno a 58. Alcune con schienale, altre senza e, altre ancora, circolari. Sarà ovviamente, rifatta la pavimentazione, cuore del progetto di riqualificazione che ha un costo totale di cinque milioni di euro. Le basole che sostituiranno le vecchie mattonelle grigie e rosa (pavimentazione che non è né storica né di pregio, secondo gli addetti ai lavori presenti) saranno realizzate in pietra di Trani. Nonostante i progetti iniziali, che puntavano ad una piazza ad unico livello, sarà mantenuta la conformazione ottocentesca e, dunque, il salto di livello rispetto alla strada. La parte di via Repubblica che divide la piazza da Palazzo Luise manterrà, invece, le antiche basole. Laddove queste ultime risultano eccessivamente danneggiate (nei decenni molte sono state distrutte nel corso di lavori inerenti all’installazione di sottoservizi come tubature e reti elettriche) saranno sostituite con basole prelevate dalla stradina che oggi si interpone tra la piazza e la chiesa.
La vecchia cisterna, che un tempo serviva la pompa di benzina di piazza Moro (prima che per legge fosse imposto l’allontanamento delle stazioni di servizio dal centro urbano), sarà riutilizzata come cisterna per l’irrigazione del verde presente in piazza. Non saranno spostati né la statua di Tommaso Traetta, né lo stemma della città di Bitonto che giace ai suoi piedi. I limiti della piazza saranno palazzo Luise e via Matteotti. Venuta meno, dunque, un’idea iniziale di unire piazza Moro a piazza Cavour
Sarà presente, diversamente da adesso, una fontana in ghisa e il numero dei lampioni aumenterà e saranno posizionati ai lati della piazza. Su ogni lampione saranno posizionate telecamere, per garantire sicurezza. Saranno infine installati due tabelloni digitali per fornire informazioni a cittadini e turisti. Il tutto entro il 30 giugno, sperando anche nella celerità dei relativi sottoservizi da realizzare.
«Il nostro obiettivo è di migliorare quella piazza, sfruttando i fondi del Pnrr, che è una sorta di “piano Marshall” dei giorni nostri. Gli interventi da fare sono tanti. C’è un po’ di cardiopalma, ma ce la faremo» assicura Francesco Brandi, assessore all’Urbanistica, aggiungendo che dopo il completamento della piazza si passerà al rifacimento di via Repubblica: «Stiamo cercando, dialogando con l’autorità Pnrr, di dividere i lavori in due lotti funzionali».
I lavori sono iniziati, prima con la rimozione dell’asfalto, poi con la distruzione delle mattonelle della piazza, che ora è una grande distesa di terreno, in attesa del nuovo piano di calpestio. A rilasciare ulteriori dettagli è il direttore dei lavori, l’architetto Domenico Pazienza, che assicura come mai ci sia stata l’intenzione di rimuovere gli alberi: «Nonostante tante illazioni, la nostra intenzione era di spostarle. Abbiamo però preferito lasciarle dove sono. Toglieremo solo gli esemplari ormai secchi. Da pochi metri quadri di verde, arriveremo a 800. Avrei sostituito anche le antiche basole, danneggiate, usurate e spesso d’intralcio, ma la Sovrintendenza ha imposto la loro preservazione».
Intervenuto anche il direttore tecnico dell’impresa esecutrice Emanuele Pagone, rassicurando i cittadini presenti che sarà premura di tutti garantire il minor impatto possibile: «Ci sono stati continui incontri con la Polizia Locale e con la comandante Silvana Dimundo, che ha voluto esserci, nonostante la situazione che stava vivendo. I ritardi nella partenza sono stati dovuti alla necessità di spostare i pali dell’illuminazione e alla presenza di dorsali non mappate nel vecchio impianto. La nostra è un’azienda che fa questi lavori da 70 anni e ci siamo sempre confrontati serenamente con le istituzioni e la Sovrintendenza».
Per Nicola Mercurio, responsabile unico del procedimento, l’intento alla base dell’opera di restyling è di offrire qualcosa in più rispetto ad ora.

















