DI ANTONIO CASTELLANO, EX ISPETTORE ONORARIO SOPRINTENDENZA
Le città sono organismi vivi e, come tali, non possono restare immobili: devono trasformarsi per rispondere alle esigenze e all’evoluzione della società. La Bitonto che oggi abitiamo è il risultato di secoli di trasformazioni urbane e architettoniche, alcune felici, altre meno, ma tutte espressione delle diverse stagioni storiche attraversate dalla nostra comunità. A quante trasformazioni il sottoscritto ha assistito? A quante ha partecipato in prima persona sia come dipendente dell’UTC del Comune di Bitonto sia come Ispettore Onorario ai Monumenti? A quante il sottoscritto si è opposto?
Anche oggi assistiamo a una nuova metamorfosi del nostro paesaggio urbano. Ciò che desta preoccupazione, tuttavia, è l’impressione che questi cambiamenti non siano sostenuti da una visione “strategica” e “condivisa” del futuro della città.
Alla progressiva perdita del verde si accompagnano la flessione del turismo e dei servizi connessi, il calo demografico — fenomeno comune a molte realtà italiane — e il proliferare di aree anonime e prive di identità, quei “non luoghi” che rendono le città sempre più uniformi e meno riconoscibili.
Occorrerebbe, al contrario, restituire forza e identità ai nostri luoghi, valorizzando la storia, l’arte, le peculiarità urbane e il patrimonio culturale di Bitonto. Sarebbe necessario sostenere l’artigianato, il piccolo commercio e le attività manifatturiere locali. Quanti esercizi commerciali autenticamente indipendenti, non appartenenti a grandi catene o marchi, sopravvivono ormai tra Bitonto e i centri vicini? Allo stesso tempo, davanti agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, alberare strade e piazze non rappresenta un elemento accessorio, ma una necessità ambientale, sociale e civile.
In questa prospettiva, il progetto del parcheggio seminterrato di piazza Marconi può certamente avere una sua ragione, purché sia inserito in un sapiente disegno urbano: un progetto capace di tutelare l’area intera, la storia della piazza e dei dintorni (extra moenia) garantire il rigoroso rispetto dei tempi di realizzazione e, soprattutto. È prioritario preservare il carattere e la memoria dei luoghi.
“Trasformare” non deve significare “cancellare”.
L’esperienza della piazza di Sant’Egidio, della piazzetta delle Tre Croci – piazza Caduti del Terrorismo – le cui identità sono state profondamente alterate, dovrebbero indurci a una maggiore cautela.
Il vero tema, dunque, non è essere favorevoli o contrari a ogni cambiamento, ma comprendere quale idea di Bitonto vogliamo consegnare alle generazioni future. Ogni intervento urbano dovrebbe nascere da questa domanda e trovare risposta in una visione culturale, ambientale e sociale unitaria, rispettosa della storia della città e insieme capace di proiettarla nel futuro.
















