Fuori dalla chiesa Maria Santissima Immacolata di Palombaio, decine di moto, guidate dagli amici. Tutti con indosso una maglietta con la foto del suo volto, pronti a sgasare per dare un ultimo saluto “rumoroso” a Gianvito Carelli.
È stata accompagnata dal rombo delle due ruote, sua grande passione, ieri, l’uscita del feretro del 17enne, morto nella notte tra venerdì e sabato sulla strada provinciale 22. Fatale per lui l’incidente avvenuto tra Terlizzi e la frazione di Bitonto in cui risiedeva: la Jeep Renegade, su cui viaggiava, sarebbe uscita fuori strada, impattando contro un muretto a secco, contro una recinzione e infine contro un ulivo. Alla guida un suo amico 19enne, rimasto ferito insieme al passeggero un anno più giovane di lui. Due ragazzi che, con le loro famiglie, come raccontato da don Fulvio Procino, parroco di Palombaio, ora vivono con un macigno sul cuore. Con il dolore per aver perso per sempre un amico d’oro.
Gianvito era «capace di mettere se stesso al secondo posto, pur di rendere felici gli altri. Voleva vedere brillare i suoi amici» ha ricordato infatti don Leonardo, suo prof di religione al “Vespucci” di Molfetta, istituto in cui frequentava la classe 5B di “Manutenzione ed assistenza tecnica”. «Aveva una perseveranza unita a una sana testardaggine», ha detto, ricordando il suo sogno di diplomarsi e avviare un’impresa con il fratello Gaetano, stretto alla mamma Giusy e sorretto da amici e parenti.
Riverso sulla bara del figlio, invece l’inconsolabile papà Giuseppe, «che si chiede come andare avanti – ricorda il consigliere Arcangelo Putignano – ma a cui Gianvito darà la forza di farlo».
Sarà lui ad aiutare anche i suoi dieci cugini, che ora «hanno un uomo in meno in squadra», ad affrontare «la partita più difficile della nostra vita», e gli amici di Palombaio a non pronunciare il suo nome «solo con il pianto, ma anche sorridendo».
Come faranno il prossimo 4 marzo, quando Gianvito sarebbe diventato maggiorenne. «Non spegneremo con te le diciotto candeline, ma saremo insieme e guarderemo il cielo, sapendo che un pezzo del nostro cuore è lì e che ci guarderai» con quegli «occhi belli e sinceri», ricordati dal sindaco Francesco Paolo Ricci.
«Tutti avete ricordato la bontà di Gianvito, il suo amore per la famiglia e per il lavoro. Facciamo in modo che lui viva nei nostri gesti. Trasformiamo il dolore in impegno», l’appello del primo cittadino a tutti i presenti. A tutta la comunità di Bitonto, e di Palombaio in particolare, che come auspicato da padre Fulvio, «deve far rombare i cuori, più dei motori».
«Oggi è il giorno del silenzio – il suo monito finale -, ma il silenzio e la giustizia camminano insieme sotto una parola più grande: amore. Non ci sia tra noi la presunzione di essere migliore, ma guardandoci in faccia, accogliamoci per quello che siamo».

















