«Questa morte è anche un richiamo a tutti noi. È un rimprovero alla nostra indifferenza, alla nostra arroganza, alla nostra mancanza di responsabilità civica e cristiana».
Sono state parole forti quelle di padre Fulvio Procino, responsabile della parrocchia “Maria SS.ma Immacolata”, a Palombaio, durante l’omelia in occasione dei funerali di Anna Terrameo, la 79enne travolta e uccisa sabato sera da un’auto in corsa (il cui conducente, un 37enne agricoltore di Mariotto, si è costituito un’ora dopo al comando di polizia locale di Bitonto), in pienissimo centro della frazione bitontina (clicca qui per articolo urly.it/31cxhx). Secondo il prete, «non possiamo continuare a vivere come se tutto dipendesse dal destino o dal caso. Ognuno di noi è autore, nel bene e nel male, della vita che si costruisce e anche di quella degli altri. Non basta piangere oggi, se domani continueremo a chiudere gli occhi davanti all’incuria, all’indifferenza, al disimpegno. La nostra indifferenza ci sta uccidendo. Dobbiamo imparare a riconciliarci con Dio, con noi stessi e con gli altri, e a lasciarci educare dalla vita. Solo così potremo rinascere come persone nuove, capaci di prendersi cura l’uno dell’altro». Perciò, «dobbiamo chiedere tutti quanti scusa ad Anna, in quanto con la nostra indifferenza, con il nostro mancato rispetto delle regole, con il nostro silenzio, siamo anche noi, in parte, responsabili».
Toccante anche il messaggio del sindaco Francesco Paolo Ricci, davanti a una chiesa stracolma di gente che ha voluto dare l’ultimo saluto alla 79enne. «So bene – ha sottolineato – che in questi momenti si cerca una causa, una spiegazione, una responsabilità. È naturale, fa parte del dolore. Ma con il tempo, la rabbia passa, e rimane soltanto il vuoto. E allora dobbiamo fare un passo in più: trasformare questo dolore in qualcosa di buono, in un impegno, in una speranza. È proprio adesso che dobbiamo scegliere di essere una comunità vera, capace di reagire, di fare ognuno la propria parte. Siamo in un momento difficile, ma è proprio adesso che dobbiamo scegliere di essere una comunità vera, capace di reagire, di fare ognuno la propria parte. Ripartiamo da noi stessi, dai nostri figli, dai nostri amici, dai nostri genitori».
















