di Silvana Rossiello
Palo del Colle si è stretta attorno alla famiglia di Gianvito Pasculli il 23 giugno, nel giorno in cui avrebbe compiuto 18 anni. Dopo la celebrazione in suo ricordo nella Chiesa Madre, cittadini, amici e parenti hanno partecipato a una manifestazione silenziosa in piazza Santa Croce. Tra applausi, cartelloni e momenti di profonda commozione, la comunità ha voluto ricordare il giovane e testimoniare la propria vicinanza ai suoi cari. Un’iniziativa che ha trasformato una data simbolica in un’occasione di memoria collettiva, nel segno del ricordo e della richiesta di verità.
Gianvito, studente dell’istituto Marconi-Hack di Bari, era molto conosciuto anche a Bitonto, dove aveva tanti amici. La sua morte, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 aprile nel reparto di Ortopedia dell’ospedale San Paolo di Bari, ha lasciato sgomente due comunità e continua a sollevare domande.
Il ragazzo era stato ricoverato dopo una frattura alla tibia riportata in seguito a una caduta in moto. Era stato sottoposto a intervento chirurgico, ma nelle ore successive le sue condizioni sono improvvisamente precipitate fino al decesso, indicato inizialmente come conseguenza di un arresto cardiaco.
La famiglia, però, non ha mai smesso di chiedere chiarezza. Dopo la denuncia, la Procura ha aperto un’inchiesta per accertare le cause della morte e verificare eventuali responsabilità. Nel fascicolo risultano indagati otto sanitari, nell’ambito degli accertamenti disposti per ricostruire quanto accaduto nelle ultime ore di vita del giovane.
Nel giorno del suo compleanno, familiari e amici hanno scelto il silenzio come forma di testimonianza. Nessuna protesta urlata, ma una presenza collettiva, composta e ferma, per dire che il ricordo di Gianvito resta vivo e che la richiesta di verità non può spegnersi.
Accanto ai genitori, alle sorelle e ai parenti, c’erano tanti ragazzi. Amici, compagni, coetanei che avrebbero dovuto vivere con lui il tempo degli esami, dell’estate, dei progetti dopo la scuola. Invece hanno alzato cartelloni e sguardi al cielo, trasformando una festa mancata in un appello civile.
Perché Gianvito avrebbe compiuto 18 anni. E chi gli ha voluto bene continua a chiedere solo questo: sapere perché non potrà viverli.
















