Cecilia. Nata, nobile, nel 180 d.C. Morta, martire, nel 290. A Roma.
Ed è a Roma che troviamo, oggi, il tempio a lei dedicato, la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere che ne conserva le reliquie e ricorda, nell’arte, l’èmpito di fedeltà cristiana condotto sino alle altezze del martirio.
La purezza, in un giglio, che Cecilia ha sempre desiderato cantandola in cuor suo, l’accompagna nell’iconografia, come il liuto, l’organo, lo spartito, simboli del candore di cui l’animo ammanta il suo canto interiore, innalzandolo come preghiera di speranza.
“Bis orat qui cantat”, Santa Cecilia, ben prima di Sant’Agostino, dunque, sapeva che il canto è di chi ama e “pregava due volte” la sua fede, la sua legge, la sua Verità che il martirio non seppe ridurre al silenzio.
Ecco Santa Cecilia, il fascino sublime della verità che, come il coraggio, sorride; il canto che sale l’alba di ogni sollievo e sospende ogni affanno, fiaccato dall’onnipotenza di un sogno eterno. E canta, ancora oggi, l’arpa tra le braccia, discendendo dai cieli e venendo più vicina a quella terra che è stata l’ultima sua tenerezza, il suo pudore, la bellezza di un’anima simile a nessun’altra, l’esempio più alto di ogni cristiana suggestione.
La memoria liturgica arriva sulla soglia dell’inverno, al 22 di Novembre, ma il canto di Cecilia, rivolto alla terra delle antiche sofferenze, profuma ormai di primavera.
Nella violazione dell’innocenza e nella solitudine della morte è tutto il mistero della giustizia di Cecilia, e la sua magnificenza che non è onnipotenza, è salvezza.
L’anima risale il versante della Speranza e a null’altro si piega se non alla Parola e all’incanto del Mistero. La forza in Cecilia è in questa indifferenza al male poiché il dramma cede alla musica, che è canto ed è parola, ed è suono di speranza che alimenta la certezza d’eternità dei semplici.
Già Papa Urbano I si accorse, nelle catacombe di San Callisto dove Cecilia pregava, di quest’armonia che era un voto di purezza, un’intimità del cuore, un inno al Signore.
E forse occorre che anche noi, oggi, nelle catacombe dei tempi moderni, si continui a sperare e a sognare, con Santa Cecilia, la redenzione in una celeste melodia. E che, possibilmente, da tale sogno di salvezza, che non è illusione né menzogna, non si venga destàti…

















