Dal consigliere comunale Franco Natilla (Riformisti – Fronte del Lavoro), riceviamo e pubblichiamo.
«Non possiamo permettere che il futuro di Bitonto venga svenduto in nome di una transizione energetica che, nei fatti, calpesta l’agricoltura e devasta il nostro paesaggio. Sento il dovere di intervenire con forza nel dibattito attuale per esprimere il mio totale dissenso rispetto alle recenti aperture verso i progetti agrivoltaici nel nostro territorio.
Definire “allarmistica” la preoccupazione di chi vive e lavora la terra è un errore politico e culturale grave. Qui non si tratta di essere contro le energie rinnovabili, ma di essere a favore dell’identità di Bitonto. Il nostro patrimonio agro-paesaggistico non è un deserto industriale da riempire di specchi, ma un ecosistema vivo che produce eccellenza, storia e lavoro.ed
La difesa del suolo non è una posizione retrograda, ma una visione strategica per il bene comune. Ci sono due punti su cui non intendo arretrare:
Bitonto è la città dell’olio. Sostituire le colture con distese di pannelli significa alterare irreversibilmente la micro-economia locale e la biodiversità.
Il nostro territorio è un bene collettivo protetto dalla Costituzione. L’inserimento massiccio di strutture industriali ne compromette la bellezza e la potenzialità turistica.
Dobbiamo chiederci a chi giovino davvero questi impianti: spesso i benefici per la comunità sono minimi, mentre il danno al territorio resta per decenni.
Sostenere che l’agrivoltaico sia la panacea è una narrazione che non convince. La vera transizione energetica si fa sui tetti dei capannoni industriali, nelle aree degradate e attraverso le comunità energetiche urbane, non sottraendo terra fertile all’agricoltura. Chi rappresenta le istituzioni ha il dovere di tutelare il suolo agricolo come risorsa non rinnovabile. La nostra terra non è in vendita e la nostra storia non può essere oscurata da una selva di pannelli.
Esprimo il mio pieno e convinto sostegno alle nette posizioni assunte da Gennaro Sicolo, Presidente regionale e Vicepresidente nazionale di CIA-Agricoltori. Le sue parole non sono “allarmismo”, ma il grido di chi conosce il sudore della terra e vede minacciata la sopravvivenza stessa delle aziende agricole.
Condivido punto per punto la denuncia di Sicolo contro quella che appare come una colonizzazione energetica forzata. Il dovere della politica è proteggere chi produce, non spalancare le porte a chi vede nelle nostre campagne solo una superficie da sfruttare. Bitonto deve restare la capitale dell’olivicoltura, non diventare una distesa di specchi riflettenti».

















