C’è stato un tempo in cui le città avevano come punti di riferimento il sindaco, il vescovo, il comandante dei Vigili urbani, il maresciallo dei Carabinieri e il commissario di Polizia.
Visi noti, nomi conosciuti a memoria, persone di famiglia, quasi. E avevano da essere autorevoli e rassicuranti, dal momento che erano i pilastri indiscussi dell’intera comunità.
Dunque, si è spento, ieri, in quel di Manfredonia, all’età di 91 anni il dottor Michele Prencipe, Dirigente del Commissariato di Bitonto fra gli Anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
Tra i ricordi – generosamente donati alla nostra testata – del sovrintendente capo Luigi Arcidiacono, in quiescenza da qualche anno, dopo lungo servizio presso gli uffici di via Traetta, per esempio, torna spesso la sua figura.
Una carriera cominciata, infatti, nella nostra città il 1 agosto 1986 proprio al fianco del dott. Michele Prencipe: «Venivo da Brescia e l’adattamento alla realtà bitontina non fu subito facile. All’epoca il Commissariato era situato dove ora c’è l’Ufficio Anagrafe e al tempo eravamo appena 15 uomini e la criminalità era molto feroce, tanto che solo nel ’90 cominciarono ad essere create le sezioni di Polizia Giudiziaria, le Volanti, le attività interne coordinate direttamente da Bitonto».
Ecco gli episodi della carriera che più sono rimasti impressi nella memoria di questo insigne servitore dello Stato: «Sicuramente la bomba che fu messa sotto il commissariato nel ’91 poco prima di Natale, a seguire nel novembre ’99 quando scomparve la piccola Maria Mirabela Rafailà ritrovata poi dopo quattro mesi in condizioni disumane, e poi tanti brutti omicidi».
Già, perché il vicequestore – volto rubizzo, crine pure, occhiali grandi, sguardo acuto – ha attraversato la storia di Bitonto nel periodo più buio ed efferato, quando la guerra fra i clan si fece più infuocata soprattutto a causa di un pericoloso cambio di pelle dei gruppi criminali, con l’arrivo funesto del narcotraffico. Ci volevano tanta fermezza e altrettanta saggezza da parte di chi era a capo degli agenti per tenere testa alla furia della malavita. E non fu facile per la culla dell’ulivo resistere.
Ma il dottor Prencipe era un autentico punto di riferimento per tanti. Emblematica fu la sua presenza – e la di lui consorte, Maria Colaianni, fu madrina della bandiera tricolore – nel giorno della dedica al compianto Michele Tatulli, barbaramente trucidato dalle brigate rosse, della sezione cittadina dell’Associazione Nazionale della P.S., di cui è stato pure presidente. Non è un caso che i componenti del sodalizio summentovato lo abbiano ricordato commossi, definendolo: «Uomo di alto profilo umano e professionale».
Per solito, si è soliti scrivere, con un pizzico d’enfasi, quando scompaiono personaggi di questo spessore, che pare cali il sipario su un’epoca. Stavolta, tuttavia, ricordando quest’uomo insigne ed integerrimo, anche sul palco ad un respiro da Porta Baresana, a sorvegliare Papa Giovanni Paolo II, non vi è retorica nel dire che è un altro dei brutti scherzi che ci tira l’invido Crono…















