«A chi dobbiamo rivolgerci? Non esco spesso, cammino sotto sotto al muro, più di così cosa posso fare?». A parlare è una donna di 82 anni, incontrata ieri sera in via Amedeo, ancora scossa per quanto le era appena accaduto. Una bici e un monopattino l’avevano sfiorata a pochi centimetri, mentre stava rientrando a casa. Lei, sola, si è fermata per strada, visibilmente spaventata, chiedendo se qualcuno avesse visto quella scena.
Non un episodio isolato, ma l’ennesimo frammento di una quotidianità che molti residenti del centro storico di Bitonto raccontano ormai con rassegnazione: monopattini, biciclette e scooter che sfrecciano tra vicoli e piazze, spesso incuranti di chi cammina, degli anziani, dei bambini, di chi semplicemente attraversa una strada o rientra a casa.
Il problema, secondo chi vive nella zona, non riguarda soltanto la circolazione. È una questione più ampia di sicurezza, convivenza e controllo degli spazi pubblici. Perché nel centro storico, soprattutto nelle ore serali, il confine tra gioco, passaggio e pericolo sembra essersi fatto sempre più sottile.
Non va meglio in piazza Cattedrale. Dopo la chiusura dell’open shop 24, avvenuta quasi in silenzio e senza particolare clamore, la movida sembra essersi spostata poco più avanti, nello slargo accanto all’unico locale ancora presente nei pressi dell’entrata della Cattedrale. Lì, raccontano alcuni residenti, il nuovo “gioco aperitivo” consiste nel mantenersi in bilico sulle corde di metallo che delimitano l’accesso dei veicoli alla piazza.
Intanto, gli scooter continuano a passare, anche sul sagrato, mentre la piazza resta esposta a usi impropri e comportamenti che poco hanno a che fare con il rispetto di uno dei luoghi simbolo della città. Tanto da allontanare anche i pochi avventori che si riversano nei cinque locali presenti.
A preoccupare sono anche le condizioni del patrimonio monumentale. «Abitiamo qui, lavoro nel mondo dell’arte in una città della provincia. Possibile che per mettere una tendina in cucina devo avvisare la Soprintendenza e nessuno si è accorto che le grate della Cattedrale stanno via via sbriciolandosi a furia delle pallonate quotidiane?», racconta un residente.
Il punto, precisano, non è impedire ai bambini e ai ragazzi di giocare. «Capiamo tutto e non vogliamo certo vietare il pallone. Ma possibile che negli ultimi vent’anni nessuno sia stato in grado di prevedere spazi per intrattenere i bambini nel centro storico? È assurdo».
La domanda resta aperta e riguarda tutti: residenti, amministrazione, forze dell’ordine, famiglie, operatori economici. Come si tiene vivo un centro storico senza trasformarlo in un luogo invivibile per chi lo abita? Come si garantisce la socialità senza rinunciare alla sicurezza? E come si tutela un patrimonio fragile, quotidianamente attraversato da comportamenti che rischiano di consumarlo un pezzo alla volta?
















