«Il brasiliano non lo capisco». Eros Ramazzotti ride, prova a ripetere “Awandan awandan” e trasforma il camerino del San Nicola di Bari in un piccolo set tutto pugliese. Davanti a lui non c’è un fan qualunque, ma Michele Monopoli, l’agri-influencer bitontino che ha portato sui social la campagna, gli ulivi e la fatica quotidiana di chi, come dice lui, “si spacca le perchie”.
L’incontro è avvenuto ieri, prima del concerto di Ramazzotti allo stadio San Nicola, tappa barese di “Una storia importante World Tour”. Una storia importante, appunto, anche per Monopoli, che ha raccontato ai suoi follower l’arrivo inatteso dietro le quinte con il suo stile diretto, ironico e ormai riconoscibilissimo.
«Allora ragazzi, oggi pomeriggio stavo spaccando le perchie in campagna, mi ha chiamato un’amica e mi ha detto di venire al concerto. Ecco qua, il mio primo concerto», dice nel video, prima di lanciare la battuta: «Quindi oggi abbiamo da un lato una star a livello mondiale», indicando se stesso e ridendo, «e dall’altro Eros Ramazzotti».
Poi l’invito al cantante: pronunciare il motto magico, quello che per Monopoli è diventato un marchio di fabbrica, “Awandan awandan”. Eros ci prova, lo ripete a modo suo, poi scherza: «Il brasiliano non lo capisco». Una battuta che basta a far esplodere la complicità tra i due.
Monopoli, agricoltore di Bitonto e volto social amatissimo, ha costruito la sua popolarità raccontando senza filtri il lavoro nei campi, tra trattori, ulivi, sudore e ironia. Nei suoi video la campagna è fatica vera: quella degli alberi da curare, della terra da seguire, delle giornate lunghe e delle mani sporche. Un racconto leggero nella forma, ma legato a uno dei patrimoni più identitari della città: gli ulivi e la cultura agricola bitontina.
Nel camerino del San Nicola, però, per una sera la campagna ha incontrato il palco. «Ha detto che da domani viene a darmi una mano a spaccare le perchie», scherza ancora Monopoli. «Adesso vedo lui sul palco come si spacca le perchie stasera».
E in fondo il collegamento funziona. Perché se Eros canta “Cose della vita”, Monopoli quelle cose le racconta ogni giorno dalla terra. Se “Più bella cosa” per migliaia di spettatori è una canzone da cantare sotto il palco, per l’agricoltore bitontino può essere anche un filare d’ulivi tenuto bene. E se “Terra promessa” è uno dei titoli simbolo di Ramazzotti, la terra di Monopoli è promessa quotidiana di lavoro, identità e resistenza.
















