“L’agricoltura non può essere ostaggio dell’inefficienza di ARIF e dell’immobilismo istituzionale”.
È questa la denuncia dell’imprenditore agricolo mariottano Michele Dellorusso, dopo l’ennesimo disservizio subito.
Nella notte tra lunedì e martedì, in diverse aree della zona di Mariotto, i pozzi irrigui gestiti da ARIF sono stati spenti, interrompendo un servizio essenziale per centinaia di aziende agricole. Chiusura che interessa anche tutto il weekend.
“Il risultato è uno solo: ancora una volta a pagare il prezzo di decisioni che nulla hanno a che vedere con il lavoro nei campi sono gli agricoltori” sottolinea.
“È una vicenda che non può essere archiviata come un semplice disservizio. È l’ennesima dimostrazione di come il mondo agricolo venga sistematicamente relegato all’ultimo posto nell’agenda delle istituzioni, diventando il primo a subire le conseguenze di inefficienze, ritardi, incapacità organizzative e conflitti interni – continua -. In un momento storico in cui il comparto olivicolo sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni, tra siccità, cambiamenti climatici, costi di produzione insostenibili, mercati instabili e aziende sempre più in difficoltà, interrompere l’erogazione dell’acqua significa colpire al cuore un settore già piegato da anni di sacrifici.
L’acqua non è un favore concesso agli agricoltori. È un servizio pubblico essenziale. È uno strumento indispensabile per salvaguardare produzioni, investimenti, reddito e occupazione. Privarne le aziende, anche solo per poche ore, significa arrecare un danno economico e produttivo che nessuno potrà risarcire”.
Ma questa vicenda, per Dellorusso, mette in luce anche un problema ben più grande: “ARIF continua a mostrare limiti organizzativi che non sono più tollerabili. Da troppo tempo emergono criticità che riguardano la gestione dell’ente, la carenza di infrastrutture, l’assenza di una programmazione efficace e la mancanza di strumenti e attrezzature essenziali affinché il personale possa svolgere il proprio lavoro con efficienza e sicurezza. Non è accettabile che, ancora oggi, vi siano lavoratori costretti ad attendere per mesi dotazioni indispensabili per operare.
Quando un ente pubblico arriva a queste condizioni, la responsabilità non può essere scaricata né sugli utenti né esclusivamente sui dipendenti. È la politica che deve assumersi il dovere di governare, programmare e mettere gli enti nelle condizioni di funzionare. Chi ha responsabilità di governo regionale non può limitarsi a gestire le emergenze: deve prevenire le crisi e garantire continuità nei servizi essenziali.
Allo stesso tempo, è doveroso affermare un principio altrettanto importante. Le rivendicazioni dei lavoratori sono legittime e meritano ascolto quando denunciano carenze organizzative e condizioni operative non adeguate. Tuttavia, esistono servizi che incidono direttamente sulla sopravvivenza di interi comparti produttivi e che, proprio per questo, richiedono un senso di responsabilità ancora maggiore da parte di tutti. Le controversie sindacali e le forme di protesta devono trovare spazio nelle sedi competenti, attraverso il confronto con l’amministrazione e con la politica, senza trasformare gli agricoltori nell’anello più debole della catena e senza compromettere un servizio essenziale in un momento tanto delicato”.
“Da anni il comparto agricolo viene lasciato solo – denuncia -. Gli imprenditori affrontano gelate, siccità, fitopatie, aumento dei costi, una burocrazia sempre più pesante e mercati sempre più difficili. A tutto questo, oggi, si aggiunge l’incertezza di non poter nemmeno contare su quei servizi che lo Stato e la Regione hanno il dovere di garantire. È una mancanza di rispetto verso migliaia di famiglie che vivono di agricoltura, verso chi custodisce il territorio, produce qualità, genera occupazione e rappresenta uno dei pilastri dell’economia pugliese”.
L’appello è allora alla Regione Puglia. “Chiediamo con forza un intervento immediato della Regione Puglia affinché venga ripristinata senza indugio la piena funzionalità del servizio irriguo e, soprattutto, venga finalmente avviata una profonda riorganizzazione di ARIF. Non servono dichiarazioni di circostanza né interventi tampone: servono regole chiare, investimenti nelle infrastrutture, mezzi adeguati, personale messo nelle condizioni di lavorare e una governance capace di prevenire situazioni come quella che abbiamo vissuto questa notte”.
“L’agricoltura pugliese non può continuare a essere trattata come un settore da ricordare solo nelle campagne elettorali e da dimenticare quando bisogna assumersi responsabilità concrete – tuona -. Chi governa ha il dovere di garantire servizi efficienti; chi dirige gli enti pubblici ha il dovere di farli funzionare; chi vi lavora ha il dovere di tutelare, insieme ai propri diritti, anche l’interesse generale. Perché ogni ora senza acqua non è soltanto un disservizio: è un danno economico, è un colpo alla fiducia degli agricoltori e rappresenta l’ennesima mortificazione di un settore che continua a sostenere il territorio nonostante venga troppo spesso lasciato solo”.
“L’agricoltura non chiede privilegi. Chiede rispetto – conclude -. E il rispetto passa, prima di tutto, dalla capacità delle istituzioni di garantire quei servizi essenziali che non possono e non devono mai diventare ostaggio di inefficienze, ritardi o conflitti interni”.
















