Per il fatto che era tutto uno sfavillio di luci, da bambino ero felice davvero quando andavamo alla storica gioielleria di Pietro.
Monili, catenine, anelli, orolologi, luccichio d’argento e oro, ovunque. Il sorriso dell’orefice, sempre signorile con i suoi baffetti sottili e dietro simpatici occhiali scuri, ti accoglieva con garbo. E la simpatia della sua splendida consorte Lina rendeva quello scrigno di teche e mobili elegantissimi un incantevole luogo da favola.
Per questo, per me, sapere che quattro truci individui malvissuti, ieri sul far della sera, vi hanno fatto irruzione e colpito con efferata crudeltà proprio il nipote di quel galantuomo, Piero – talentuoso trequartista quando giocavamo a pallone insieme, grande appassionato del calcio neroverde, figlio di Franco, un altro grande -, è stato subire un colpo netto al mio stesso cuore.
E leggere pure questa frase: “ci siamo sentiti orrendamente soli“, vergata proprio da lui in un post su Facebook dall’intento rassicurante, mi ha addolorato ancora di più.
Infine, venire a conoscenza del fatto che questa rapina violenta è avvenuta mentre, a Palazzo Gentile, saltavano ben due consigli comunali perché lassù è in atto da giorni un turpe mercimonio di incarichi e poltrone e il governo della città rimane in avvilente stand by, come se tutto andasse a gonfie vele, beh questo mi ha deluso ancor di più, causandomi un profondo disgusto.
Al punto tale da reputare questa foto – l’ingresso di quel crogiolo di meraviglie, il dì seguente, chiuso, serrato, muto… – un’autentica sconfitta per tutta Bitonto. Punto.

















