“Onore al comandante” esclamano gli agenti della Polizia Locale, mentre il feretro, sostenuto dagli uomini di via Dossetti e preceduto dal cappello, lascia la chiesa, sfilando tra il cordolo dei volontari delle associazioni del territorio.
Un ultimo saluto tra applausi e suono delle sirene delle auto di servizio quello di ieri a Silvana Dimundo. Un “angelo”, come ricordato nell’omelia da don Vincenzo Cozzella, che, sin da ragazza, da vigile del servizio automotomontato, “ha volato in sella alla sua moto di grossa cilindrata per il bene di Bitonto”. Città che ha continuato a proteggere nei suoi anni da agente e comandante, e su cui continuerà a vegliare.
“Nei miei tanti anni di sacerdozio, ho avuto l’onore di seguire, senza alcuna nomina, il corpo dei Vigili Urbani e ho sviluppato un rapporto di natura affettiva, in particolare con Silvana, con cui immaginavamo più di quello che potevamo fare” ha raccontato don Vincenzo, che ha celebrato appena qualche settimana fa anche la messa in onore di san Sebastiano, patrono del corpo municipale.
“Con tutte le forze scavate nel suo corpo, martoriato dalla sofferenza, ha voluto essere presente, viva, in mezzo a noi. Ci siamo accorti tutti di quanto sforzo abbia fatto per essere partecipe”, per onorare per l’ultima volta quella divisa, che ha continuato a vestire anche provata dalla malattia.
“Silvana Dimundo ha affrontato una prova dura, con dignità, vivendola nel riserbo e non sottraendosi mai ai suoi compiti. Una responsabilità che ha attestato non con le parole, ma con la sua stessa vita” ha osservato anche l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Giuseppe Satriano.
Suo il messaggio letto da don Gaetano Coviello, che con don Francesco Spierto ha concelebrato i funerali, per esprimere “prossimità al dolore dei colleghi e della famiglia”. Del marito Riccardo e dei figli Andrea e Daniela, che resteranno “uniti più che mai”.
“Ci terremo stretti, come ci hai insegnato tu, e continueremo a far ridere la nostra famiglia, con lo stesso amore che ci hai regalato ogni giorno” ha promesso la piccola Dani, in una lettera commovente, letta a fine celebrazione.
“Da piccola, giocavo con i tuoi capelli, che mi sembravano essere il luogo più sicuro del mondo – ha condiviso con i tanti presenti alla celebrazione -. Sono sempre stata orgogliosa di te, mamma, del tuo cuore grande, del tuo altruismo, di quel modo naturale che avevi di insegnarmi il valore della condivisione. A casa nostra, c’era sempre un piatto pronto per chiunque varcasse la soglia, perché per te nessuno doveva sentirsi solo o non accolto. Da te ho imparato ad amare davvero e ti assicuro che hai lasciato un segno nel cuore di tutti quelli che ti hanno incontrata. Sei stata un esempio di forza, una forza silenziosa, mai ostentata, ma profondissima. Ho sempre cercato di imitarti, nel modo di affrontare la vita, nel non arrendersi, nel trovare la luce anche quando tutto sembrava buio”.
Il buio che ha attraversato gli ultimi anni. “Sono stati difficili, pieni di dolore, ci hanno tolto tanto, ma ci hanno anche regalato qualcosa di prezioso: la possibilità di stringerci ancora di più, di stringere il nostro legame, di confidarci senza filtri, di abbandonarci a carezze dolcissime e parole di presenza vera. Ora so che continuerai a vivere in me, nel modo in cui mi prenderò cura degli altri, nelle porte che lascerò aperte, nelle mani tese senza chiedere nulla in cambio. Ogni volta che sceglierò la gentilezza, che condividerò quello che ho, ci sarai tu. Ti prometto che continuerò a cercarti nei miei pensieri, nei silenzi, nelle piccole cose, nei gesti che mi hai insegnato senza accorgertene. E quando chiuderò gli occhi, tornerò lì, dove sono sempre stata al sicuro”.
“Mi mancherà accarezzarti la schiena con le mani fredde, prima di dormire”, gesti di un amore, che non se ne andrà, “cambierà solo forma”.
“Ci rivedremo presto – la chiosa -, in qualche sogno che farà affiorare il tuo odore, i ricordi e un sorriso felice”.

















