Da un gentile lettore, riceviamo e pubblichiamo.
Nel dibattito pubblico, si parla spesso — e giustamente — della tutela delle madri e dei minori. Ma troppo spesso resta inascoltata l’altra metà della realtà: quella dei “padri separati”, molti dei quali si ritrovano “ridotti al lastrico”, senza tutele reali, senza voce, senza casa.
In molti casi, dopo la separazione, la casa familiare viene assegnata alla madre, indipendentemente dalla situazione economica o lavorativa delle parti. Anche laddove il giudice cerca equilibrio, le “istituzioni sociali sembrano agire per default”, favorendo un solo lato, spesso senza approfondire la reale dinamica familiare.
Eppure, quando un padre chiede aiuto per il bene del figlio — magari perché la situazione educativa è difficile, conflittuale, persino dannosa — troppo spesso viene “rimandato o ignorato”, come se non potesse essere un genitore valido, sensibile, presente.
Questo silenzio pesa. Pesa su uomini che vogliono solo essere padri. E pesa sui figli, che crescono vedendo un sistema che “non ascolta entrambi i genitori con pari dignità”.
Io mi chiedo ma perché questi argomenti non vengono mai affrontati?
I padri purtroppo sono considerati genitori di serie B che a volte rinunciano a fare i papà stanchi delle battaglie legali che quasi sempre confluiscono verso un’unica direzione principalmente al SUD.

















