È, questo corrente, il periodo conclusivo in cui la Scuola è obbligata ad interrogarsi sulle sue scelte didattiche, educative ed organizzative in maniera critica e attiva. Pertanto, siamo convinti che gli organi competenti, il Collegio dei Docenti, in primis, si chiederanno se chiudere le scuole il sabato, la cosiddetta “settimana corta” adottata ormai da tanti istituti di ogni ordine e grado, sia davvero utile quanto opportuno.
Non solo per l’Istituzione ma per l’intera società. Non crediamo si tratti di un quesito ozioso o impertinente (nel senso etimologico dell’aggettivo), ma di un interrogativo doveroso, considerato che la modulazione dell’orario didattico settimanale proposta dalla “settimana corta” ha delle ricadute piuttosto importanti su tutto il piano socio-culturale di una comunità.
La quale è spesso costretta a sopportare che tanti giovanissimi si sentano legittimati a “tirare tardi” il venerdì sera perché tanto l’indomani a scuola non si va…
Scontato, quindi, per essi, bere, far casino, sfrecciare per le vie cittadine su monopattini e bici elettriche…
Pertanto, non solo grazie a genitori “accondiscendenti” ma anche ad istituzioni “compiacenti”.
Non risulta, poi, che la “settimana corta” favorisca il rendimento degli alunni: essa riduce sensibilmente i tempi pomeridiani perché in alcuni istituti la giornata scolastica è prolungata addirittura fino alle 16,00 (!) spesso adoperando orari ridotti non sempre chiaramente giustificati. Scontato, poi, che una giornata scolastica così lunga non consenta di seguire e studiare in maniera attenta e proficua. Prevalgono svogliatezza e frettolosità che colpiscono anche gli alunni più responsabili. Del resto, è molto difficile che uno studente pendolare, uscito alle 15,00 da scuola e rientrato a casa per le 16,00, dopo pranzo, possa, soprattutto d’inverno, studiare, rinunziando così ad uscire la sera con gli amici.
Inoltre, aumentando, per l’intera settimana, le ultime ore di lezione (quinta, sesta,settima ed anche ottava!), che di solito tutti, docenti e discenti, vorrebbero scansare, la “settimana corta” appesantisce il carico dei compiti, a casa ed in classe, perché la giornata è costituita da almeno sei materie, che anche gli alunni più motivati fanno molta fatica a seguire con attenzione ed interesse. Enorme, poi, il disagio di tanti genitori lavoratori, spesso entrambi impegnati anche di sabato, dei quali ben pochi si preoccupano in fase di elaborazione di approvazione dell’orario scolastico.
Ciò detto, non ci sembra emergano ragioni educativo – didattiche valide per una rimodulazione oraria che non tenga conto delle esigenze delle altre componenti della “Comunità scolastica”. Semmai è doveroso chiedersi se il “sabato libero per tutti” sia davvero una conquista per i docenti il cui status permette loro di avere la “giornata libera”,
che, spesso, risolve numerosi problemi personali, familiari, collettivi (accompagnare e prendere i bambini da scuola, accudire un genitore infermo, sbrigare faccende domestiche, recarsi presso uffici pubblici, prenotare una visita medica o, più semplicemente, andare dal dentista, curare rapporti di lavoro, impegnare il proprio tempo libero a proprio piacere), che, col “sabato libero” ricadono, soprattutto economicamente, sulla società.
Risulta evidente, a tal proposito, che un “sabato libero” non costituisca una “giornata
libera” ma, più semplicemente, rappresenti una “settimana corta”. Il che giuridicamente è tutt’altra cosa, crediamo.
Ci sembrano, le suddette, ricadute importanti che dovrebbero (il condizionale d’obbligo) indurre Organi Collegiali e Dirigente Scolastico, in primis, a rivedere una scelta
poco opportuna non solo a livello didattico ma anche a quel piano educativo di cui tanto si parla negli ultimi tempi: giovani e giovanissimi dovrebbero essere educati a crescere in maniera responsabile e seria e non invogliati ad emulare gli adulti ed utilizzati per curarne gli interessi.
















