DI DOMENICO RUCCI
Il caso di Wendy non può essere derubricato a semplice fatto di cronaca; è il grido d’allarme di un Occidente decadente e nichilista che sembra aver smarrito la propria bussola morale. Parlo da persona che vive quotidianamente il peso di una grave malattia fisica, una condizione che non lascia spazio a scelte facili, e proprio per questo sento il dovere di denunciare questa deriva. Siamo di fronte a una civiltà che ha reciso le proprie radici cristiane e ha calpestato il valore della vita, trasformando un bene sacro e imprescindibile in un bene di consumo.
Non spetta a noi giudicare il tormento di questa donna; davanti a Dio, un cuore così devastato dal lutto non merita condanna, ma solo un’infinita pietà. Il vero scandalo risiede nello Stato e nelle cliniche che trasformano la disperazione in una procedura legale venduta al pubblico. Siamo di fronte a un pietismo peloso e utilitaristico che ricorda i tempi più bui del nazismo: allora si eliminavano i disabili dicendo di fare loro un “favore”; oggi lo Stato fa lo stesso, risparmiando e permettendo a cliniche private di lucrare sulla morte.
Questo cinismo emerge chiaramente osservando come viene gestita la disabilità oggi: lo Stato finanzia generosamente le case di cura, dove il disabile diventa una fonte di profitto, mentre nega il giusto sostegno a chi sceglie di restare in famiglia. È scandaloso vedere le “elemosine” che il governo Meloni riserva ai caregiver, figure che offrono la propria vita nel silenzio e che non sono mai state realmente riconosciute. Si è trovato il modo di erogare fondi per chi non faceva nulla, ma per chi assiste un malato grave non c’è mai una tutela dignitosa.
La direzione è chiara: lo Stato vuole alleggerirsi del “peso” dei disabili. È molto più facile e ipocrita sbandierare il “diritto al suicidio assistito” come una conquista di civiltà piuttosto che onorare il diritto alla vita e alla cura. Dietro questa finta libertà si nasconde la volontà di eliminare chi soffre per non dovertene più occupare, distruggendo l’ultimo baluardo di umanità che ci resta.
















