Come nasce un campione? Sì, questo individuo dotato di superpoteri che non siano altro che forza di volontà e possa interiore, da dove viene? È sempre stato sugli altari o ha pure masticato polvere nella sua vita? E, soprattutto, ha iniziato a sognare un futuro sberluccicante di allori e onori quand’era seduto ancora dietro un banco di scuola?

A tutte queste domande, che affollano il cuore di qualsiasi ragazzo, ha risposto con esaustiva efficacia la splendida, affascinante, memorabile serata dal titolo significativo “Non importa da dove parti, ma come scegli di usare la tua energia“, organizzata dall’I.I.S.S. “Volta-DeGemmis”, guidato dalla dirigente prof.ssa Grazia Ruggiero, nell’ambito degli “Incontri sotto le stelle” all’interno dei “Percorsi di istruzione permanente per gli adulti“.
Ospite principe della tavola rotonda, introdotta con acume dal prof. Michele Laquintana, e moderata con maestria dal prof. Giuseppe Urbano, collaboratore del “da Bitonto“, è stato il pugile Claudio Squeo, già campione italiano ed europeo, sfidante al mondiale in Australia del fuoriclasse Opetaja.

Il cruiser molfettese, esempio sommo di come si possa interpretare la boxe proprio quale “Noble Art“, un passato doloroso, un’adolescenza ferita da angherie e atti di bullismo, poi la rinascita in palestra, il ring abitato come un regno di passione e impegno, il gong che fa abbracciare persino chi si omaggiava di jab e ganci fino ad un istante prima, i titoli che dicevamo, il “Guanto d’oro” artigliato proprio quando stava per mollare, rabbuiato dalla morte della piccola, adorata cugina, il sudore come lavacro catartico, le vittorie luminose, le cinture auree: “La differenza la fa sempre la testa e sapere che anche quando si cade ci si può sempre rialzare, basta volerlo. Eppoi, non crediate che studiare sia tanto più semplice, non avete idea di quanto ho dovuto faticare per frequentare giurisprudenza e scienze motorie“. Ascoltandone rapiti le magnetiche parole, hanno condiviso con “The Red Bull” il tavolo dei relatori Loris Palazzo, il capitano del Bitonto, esempio eccelso di come rinunce e sacrifici possano portare lontano nella vita, e tre artisti del cuoio in miniatura, gli argentini Juan Castillo e Santiago Heredia – che hanno raccontato la loro infanzia in quella terra gloriosa e maradoniana e il loro destino da globetrotter del calcio a 5 – e il palermitano Giacomo Rosone – che ha contribuito a sfatare un luogo comune” “Sì, sono nato nel quartiere Zen, ma non fatevi ingannare dalle apparenze, ci vivono tante belle persone lì” – del Futsal Bitonto, compagine che milita in serie A2.

Dinanzi ad un uditorio ammirato – tra i presenti, pure la studentessa di questo istituto Kikka Buquicchio, calcettista che gioca nel Gotha della disciplina -, il boxeur che somiglia ad un cavaliere antico ha regalato l’ultima, pensosa perla: “Sappiate, però, che i più forti di tutti sono quelli che lottano contro un male incurabile. Loro sì che sono i veri eroi di questa vita“.
















