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Home » Le Comunità Energetiche Rinnovabili: un progetto sociale radicato nei nostri stili di vita sostenibili

Le Comunità Energetiche Rinnovabili: un progetto sociale radicato nei nostri stili di vita sostenibili

Vi spieghiamo come trasformarle in un vero progetto sociale

La Redazione by La Redazione
18 Febbraio 2026
in Cronaca
Le Comunità Energetiche Rinnovabili: un progetto sociale radicato nei nostri stili di vita sostenibili
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Del Geom. Cer Specialist Pasquale Rapio

Immaginate di partire da una giornata dedicata al risparmio energetico e agli stili di vita sostenibili, organizzata ieri da Fare Verde.

Da lì nasce l’idea delle Comunità Energetiche Rinnovabili, o CER: un modo semplice per usare l’energia pulita prodotta localmente, condividendola tra vicini. Non si tratta di aziende che fanno profitti, ma di gruppi che generano benefici ambientali, come meno emissioni di CO2, economici, con bollette più leggere, e sociali, rafforzando i legami nella comunità. Tutto questo grazie alla Direttiva UE RED II, che ha aperto la strada.

Funziona così: c’è l’autoconsumo fisico, dove chi ha un impianto fotovoltaico sul tetto usa prima la sua energia e vende il surplus. Poi c’è l’autoconsumo diffuso, o condiviso: l’energia in eccesso va a famiglie vicine o anche lontane appartenenente alla stessa cabina primaria, senza pesare sulla rete elettrica gestita da Enel Distribuzione e Terna. In pratica, non prelevi dalla rete a 20000 volts, ma dalla cabina primaria quindi ti restituiscono parte degli oneri di trasporto e distribuzione direttamente in bolletta.

E gli incentivi? Ci sono contributi dal PNRR e dalle Regioni, del 40% a fondo perduto per installare gli impianti. Per l’energia condivisa in tempo reale – prodotta e consumata nello stesso momento – arriva una tariffa premio dal GSE, mediamente di circa 10 centesimi per kWh, per ben 20 anni. Potete decidere come dividerla nello statuto della CER: magari 4 centesimi al produttore che genera l’energia, 4 al consumatore che la usa, e 2 per le spese di gestione.

Pensate alla signora Maria, una consumatrice qualunque. Lei condivide l’energia extra da un impianto FV vicino, comunica solo il numero del suo contatore alla CER, e impara a fare la lavatrice tra le 10 e le 11 del mattino – magari programmandola, quando il sole batte forte, la produzione è massima e il Prezzo Unico Nazionale è basso. Con 1200 kWh annui in quella fascia, per 20 anni riceve un bonifico di 48 euro più 12 euro di oneri restituiti. Totale 60 euro l’anno, gratis, senza muovere un dito.

Però, diciamolo chiaro: 60 euro non risolvono la povertà energetica né cambiano la vita.

Le CER, regolate dal DM 414/2023 (valido fino a 5 GW di potenza rinnovabile o al 31dicembre 2027), non nascono spontaneamente e sono soprattutto un incentivo per aumentare le rinnovabili, come stabilito alla Conferenza di Parigi del 2015. Non sono la bacchetta magica per i più poveri.

Ma ecco il punto: come trasformarle in un vero progetto sociale?

Confrontiamo: un impianto FV da solo dà autoconsumo, vendita surplus e detrazione fiscale del 50% in 10 anni (se hai capacità fiscale).

In CER, aggiungi la tariffa premio, gli oneri restituiti e il 40% a fondo perduto, bypassando ilimiti fiscali.
Il consumatore? Entra senza spendere un euro. Solo vantaggi economici, ma piccoli.
Ora, immaginate di più: supermercati, aziende o scuole con tetti inutilizzati installano FV per il loro autoconsumo e lo mettono in una CER locale o ,macro Cer nazionale. Invece di intascare la
tariffa premio – che equivale a “4 pizze e 4 birre” – la donate per scopi sociali o ambientali: un’ambulanza, aiuti a famiglie bisognose, piantumazione di alberi. Economicamente è fattibile:
una CER non ha limiti di potenza (salvo la cabina elettrica della rete), e ogni produttore può arrivare a detyernere 1 MW di potenza fotovoltaica
Con 1 MW, copri i consumi medi di 700 famiglie. La tariffa premio totale? Circa 84.000 euro l’anno. Il 55% resta nella CER per gestione e scopi sociali; il 45% eccedente va ai Comuni per azioni ambientali e sociali, come vuole la norma UE.
Si può fare? Assolutamente sì!
Bitonto ha sempre dimostrato di essere una città solidale, che sa condividere – perdonate il gioco di parole. Perché non condividere l’energia per aiutare chi ha più bisogno? Non ci costa nulla: è il
Gestore dei Servizi Energetici che paga la tariffa premio, tra gli “oneri di sistema” che già paghiamo (tipo lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari).
Facciamolo!
Del Geom. Cer Specialist Pasquale Rapio

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