Del Geom. Rapio Pasquale
Esperto CER
Costituire una CER è laborioso: si tratta di un’associazione di cittadini che devono aggregarsi nella forma giuridica adeguata, ottenere un codice fiscale e attendere il riconoscimento del GSE per ricevere la tariffa premio, da ripartire tra i membri. Solo dopo si può realizzare l’impianto fotovoltaico e associare i consumatori per l’energia eccedentaria prodotta.
Diverso è il caso dei condomini: questi hanno già un codice fiscale, quindi non necessitano di costituire una CER formale. La modalità impiantistica è semplice: si realizza un fotovoltaico dimensionato (ove possibile) ai consumi della utenza comune e dei condomini, allacciato al contatore della parte comune. La quota di energia eccedente l’autoconsumo reale dell’utenza comune viene calcolata dal GSE come consumo reale dei condomini. Il prosumer è quindi l’utenza condominiale, mentre i condomini sono i consumer.
Tutti beneficiano dell’autoconsumo reale, dell’autoconsumo diffuso tramite la tariffa premio per 20 anni (come previsto dal DM 414/2023, Allegato 1) e del contributo di valorizzazione ARERA sull’energia autoconsumata.
https://www.youtube.com/watch?v=p-cNsIzF5b4
In Italia, al momento sono registrati 289 condomini come GAC. In Puglia ce n’è solo uno a Barletta; le altre sono concentrate al Nord, ma spicca la Sicilia a Sud, tra le regioni che hanno creduto di più nel fotovoltaico associato all’autoconsumo diffuso.
Mi chiedo se Bitonto non abbia tutte le carte in regola per sviluppare le CER “condominiali”. Penso a tutti quei condomini nella zona 167, esposti bene al sole, con idonee metrature e numero di condomini (es. esposti a sud, 200 mq di superficie solare per un impianto da 20 kW, consumi medi di 30.000 kWh/anno e producibilità equivalente, con ritorno dell’investimento in 4-6 anni). Sono sufficienti per un’autonomia energetica dal basso, grazie al DM MASE CER 414/2023.
Grande responsabilità hanno gli amministratori di condominio, che devono essere formati e informati su questa opportunità.
L’Amministrazione Comunale può fungere da catalizzatore tramite uno sportello energetico, facilitando l’accesso agli incentivi statali per la transizione energetica.
Non ultimo, gli incentivi per l’autoconsumo alle aziende del Sud che arrivano fino al 63% a fondo perduto, in scadenza il 3 marzo 2026.
Senza adeguata informazione sugli incentivi per impianti fotovoltaici in autoconsumo (senza consumo di suolo, a beneficio dei carichi di linea, trasporto e riduzione delle perdite della rete nazionale), la transizione energetica equa e solidale resta solo un’enunciazione di principio.
La parte forte (giustamente e responsabilmente affermo) la fa l’industria, che produce energia rinnovabile spesso con consumo di suolo e impatti ambientali discutibili, ma forse necessario perché il cambiamento del clima e gli impegni presi a Parigi impongono al Paese scelte dolorose, ma necessarie.
Uno sportello energetico comunale, gestito da personale qualificato, è essenziale per realizzare gli obiettivi del PAESC, per realizzare gli obbiettivi della Conferenza di Parigi sul Clima del 2015, dove i Comuni hanno responsabilità diretta.

















