Il presepe è memoria, famiglia e simbolo di un Natale che unisce generazioni. In questo alfabeto alcune parole, poetiche e profonde, per cercare di raccontare tutta la sua bellezza.
ALLOGGIO Maria e Giuseppe cercano una casa per mettere al mondo il Salvatore, ma non trovano che un umile ricovero di animali. ll figlio di Dio nasce “fuori casa” anche per condividere la condizione di tutti coloro che nella vita “cercano casa” e ancora non l’hanno trovata. Il fatto che nasca fuori casa, da profugo, diventa un simbolo significativo anche per noi.
BETLEMME Nella lingua ebraica è una parola composta da “Beit” e “Lehem” che vuol dire “Casa del pane”. Un significato profetico. Un paesino lontano dalla capitale è divenuto la “casa” della Parola che Dio ha generato nell’umanità. Spezzando il pane nell’ultima Cena, Gesù annuncerà il dono del suo corpo offerto a tutti.
CONTEMPLAZIONE Il Presepe, secondo Don Tonino Bello, rappresenta un potente simbolo di incontro, un luogo dove la divinità si fa prossima all’umanità. Nella sua visione, contemplare il Presepe significa riconoscere la bellezza della semplicità e l’importanza della presenza di Dio nella nostra vita quotidiana.
DONI Sono quelli dei Magi. Melchiorre dona l’oro simbolo della regalità più piena, Gaspare offre l’incenso, simbolo del sacerdozio e della divinità di quel Bimbo, Baldassarre invece porta la mirra, una particolare gomma usata nell’antichità per preparare i corpi alla sepoltura. Così prefigura la “mortalità” voluta dal Messia venuto a dare la propria vita per salvare l’umanità.
EROI Nel presepe non ci sono protagonisti, non ci sono eroi, ma solo comparse, figuranti, coristi. L’ acquaiolo, il fornaio, la lavandaia, i l legnaiolo, il carrettiere. Dio sceglie di manifestarsi agli ultimi, a coloro che non contano agli occhi del mondo. Simbolo dell’umanità intera che, nella sua fragilità, è chiamata a riconoscere il mistero.
FASCE Maria “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. Fasciando il neonato si ricrea la sensazione familiare dell’utero materno che gli offre una situazione confortevole, rassicurante e rilassante. Nella liturgia bizantina del 24 dicembre le fasce sono chiamate «teofore», ossia portatrici di Dio e la fasciatura della nascita già annuncia quella del sepolcro.
GROTTA E’ simbolo materno per eccellenza, luogo miracoloso della nascita, rappresenta il ventre materno. La grotta nella Bibbia è in relazione con il mistero della presenza divina e con il suo triplice significato di luogo Natale, sepolcrale e di gloria. Gesù nasce in una grotta. Il suo sepolcro in cui risorge è in una grotta.
INCANTO E’ rappresentato dal pastore della meraviglia, riconoscibile proprio grazie alla sua postura. Questo personaggio che non passa inosservato, è collocato vicino alla grotta di Gesù Bambino e viene rappresentato con le braccia e le sguardo rivolto verso il cielo, uno sguardo pieno di stupore. Non don nulla di materiale e di prezioso, ma il suo incanto.
LANTERNA tra le luci del presepe è significativa quella della lanterna che ha in mano San Giuseppe che simboleggia la guida e il sostegno nei momenti di difficoltà. E’ Il padre che veglia sulla Sacra Famiglia con amore silenzioso. Ma è soprattutto il simbolo della luce di Gesù che viene ad illuminare il mondo.
MANGIATOIA la parola deriva dal latino “praesaepe”, cioè greppia, mangiatoia, ma anche recinto chiuso dove venivano custoditi ovini e caprini me ed è composta da prae (innanzi) e saepes (recinto), cioè luogo che ha davanti un recinto. Pur essendo di origine colta si diffuse tra le persone più umili grazie alle predicazioni delle sacre scritture in latino volgare.
NOTTE La Notte del Natale è diversa da tutte le altre. È la sola “Notte Santa”. Non fa paura, anzi, dà tepore, consolazione, pace interiore. E’ già tutta proiettata alla notte della Pasqua. La luce delle stelle, della cometa e degli Angeli, trasformano questa notte da angosciante e oscura a densa di meraviglia, di gioia, di incanto e di luce.
ORIENTE I Magi arrivano da Oriente per vedere un bambino speciale e giunsero a Betlemme seguendo la scia di una cometa. La tradizione popolare li ha addirittura collocati nel cielo notturno, denominando “I tre re” le stelle centrali di una delle più vistose costellazioni invernali, Orione, che per gli antichi Egizi raffigurava un uomo in cammino.
PICCOLEZZA Dio si rivela nella piccolezza, nel silenzio di una notte fredda, nel silenzio e nel nascondimento. Sceglie il piccolo, sempre, perché non può entrare nel grande, nel superbo, nell’autosufficiente. Il Verbo si fa piccolo e fragile come un infante che ancora non parla: la forza e la grandezza della piccolezza è racchiusa tutta qui.
QUIETE Le figure del presepe, avvolte in una pace soprannaturale, non si muovono, non si scontrano, non cadono, regna l ’ordine e la compostezza, una fissità che ipnotizza, quasi un’eccitante quiete. Un vero ed inatteso rifugio per l’anima, semplice e bello, che si nasconde nella roccia per lasciarsi avvolgere nel silenzio.
REDENTORE nella notte di Natale nasce Gesù, il Redentore. La parola redimere significa “comprare”, per donare la libertà ad uno schiavo. La morte di Cristo sulla croce vuol dire che siamo redenti dalla nostra condizione di schiavitù. Dio ha comprato la nostra libertà e noi non siamo più sotto il dominio del peccato.
SILENZIO è un paradosso: il Natale è diventato il tempo del rumore, ma il presepe nasce nel silenzio. Bisogna fermarsi davanti alla mangiatoia e restare lì, in silenzio, a contemplare con gli occhi dei pastori, di Maria, di Giuseppe e dei Re Magi. In quel silenzio contemplativo che si ritrova il senso vero della vita.
TENEREZZA Il presepe suscita tanto stupore e commozione perché manifesta la tenerezza di Dio. Il Creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. Ci porta la tenerezza di un Bambino, la cura di una mamma, la Madonna che ci accompagna tutta la vita, ci porta l’esempio di San Giuseppe che ha lavorato sempre per proteggere la sua famiglia.
UMILTA’ i pastori sono i primi testimoni dell’essenziale. Sono i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione, quelli che non conoscono altra abbondanza se non quella del cuore. Stanno vicini a Gesù Bambino a pieno titolo, accanto ad una culla talmente improvvisata che la loro presenza non stona affatto. Sono i privilegiati di questo mistero, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi.
VICINANZA il presepe è come un piccolo pozzo dal quale attingere la vicinanza di Dio. Il Signore sempre è stato vicino al suo popolo, ma quando si è incarnato, è nato, si è fatto reale, concreto, vivo e palpitante. Dio non è un Signore lontano o un giudice distaccato, ma un amore umile, disceso fino a noi.
ZAMPOGNARI arrivano da terre lontane, avvolti nei loro mantelli color carbone con strumenti che odorano di legno e lana, e ogni canto che suonano invita i viandanti a fermarsi, ad aprire il cuore e a credere di nuovo nella meraviglia del Natale. Un canto dolce e intenso si diffonde nell’aria, il loro omaggio è un suono di pace e gratitudine.

















