Non una semplice cerimonia, ma un atto di memoria collettiva. A due giorni dal Natale, il Comune di Bari ha consegnato le targhe commemorative ai familiari delle vittime della criminalità organizzata, nel corso di un’iniziativa promossa dalla Commissione consiliare Antimafia, Anticorruzione e Legalità, presieduta dal consigliere Giuseppe Carrieri.
Tra le famiglie presenti anche quella di Anna Rosa Tarantino, l’84enne di Bitonto rimasta uccisa il 30 dicembre 2017 durante uno scontro armato tra clan. A ritirare la targa, consegnata dall’europarlamentare Michele Picaro, sono stati i nipoti e il cugino della sarta bitontina.
Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco di Bari Vito Leccese, l’assessore alla Legalità Nicola Grasso, i componenti della Commissione consiliare e, per la prima volta, anche Michele Dicillo, fratello di Rocco, l’agente di scorta ucciso nella strage di Capaci. Le targhe sono state consegnate anche alla mamma di Antonella Lopez, morta a 19 anni in un conflitto a fuoco in una discoteca nel settembre 2024.
“È una testimonianza di vicinanza alle famiglie e a tutti coloro che hanno perso qualcuno a causa della mafia”, ha detto Leccese, sottolineando che il valore dell’iniziativa “va molto oltre una targa”: “Le istituzioni devono ricordare, affinché ciò che è accaduto non si ripeta mai più”.
Accanto alle parole istituzionali, hanno trovato spazio anche le voci dei familiari. Tra queste, quella intensa di Dino Tarantino, cugino di Anna Rosa, che ha restituito il ritratto umano di una donna semplice e silenziosa, la cui grandezza è emersa solo dopo la tragedia.
“Credo che questo ricordo sia dovuto – ha raccontato –. Era una persona dalle risorse umane e di personalità che neanche noi sospettavamo. Oltre a essere dedita alla famiglia, aveva una cura particolare per i più deboli. Lo abbiamo scoperto dopo, attraverso tante testimonianze del suo impegno verso i bambini”.
Una ricchezza interiore nascosta, quella di Anna Rosa, che oggi diventa esempio: “Spesso – ha aggiunto Tarantino – nelle persone più umili e semplici si trovano risorse davvero importanti. Lei, nella sua umiltà, era una grande, una bellissima persona”.
Non manca, però, la consapevolezza della paura che ancora attraversa i territori: “Pensare che episodi come quello di Anna Rosa possano ripetersi fa paura, sì. Ma dobbiamo restare sulla breccia, impegnarci, uscire da questa condizione e guardare con speranza alla costruzione di una società migliore”.
Tra le voci ascoltate, quella di Pinuccio e Lella Fazio, i genitori di Michele Fazio, ucciso a 16 anni in un conflitto a fuoco a Bari vecchia: “Noi non combattiamo le mafie, quello è un compito delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma il nostro impegno è salvare le nuove generazioni”, ha detto il padre, rivendicando l’importanza della testimonianza nelle scuole e l’idea che “non si deve guardare la bandiera politica, ma chi ha un cuore, chi ha un’anima per non dimenticare”. La madre ha rivolto un appello diretto: “Da mamma non mi stancherò mai di dire alle mamme di non voltare mai lo sguardo dall’altra parte. Di collaborare con le forze dell’ordine sempre”.

















