«Colora, muoviti, sennò ti metto in castigo». E ancora: «Lascialo stare lì». Sono alcune delle frasi che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una docente di scuola dell’infanzia avrebbe rivolto ai bambini della sua classe nella scuola dell’infanzia di via Palombaio, a Bitonto.
L’insegnante, arrivata lo scorso novembre per una supplenza e proveniente da un comune vicino, è finita al centro di un’indagine dopo la denuncia presentata da due mamme al locale commissariato. Da lì sono scattati gli accertamenti della Polizia di Stato: installazione di telecamere nascoste, registrazioni audio e video, verifiche tecniche.
Il 23 febbraio il gip del Tribunale di Bari, Valeria Isabella Valenzi, al termine dell’interrogatorio preventivo, ha disposto la sospensione dall’esercizio dell’attività per sei mesi. L’inchiesta, avviata proprio a novembre, avrebbe documentato presunti maltrattamenti nell’arco di circa un mese e mezzo. I bambini coinvolti sarebbero almeno quattro, su una quindicina presenti in classe nel periodo monitorato.
«Un giorno nostro figlio, a casa, ha iniziato a giocare con lo scotch, quasi legandosi alla sedia. Non lo aveva mai fatto prima. Insospettiti, gli abbiamo chiesto dove avesse visto una cosa del genere e ci ha risposto: “all’asilo”. Da lì sono partiti i messaggi con gli altri genitori, il confronto, e abbiamo cominciato a prestare attenzione. Qualcuno tornava a casa con segni rossi sulla nuca, sulle braccia. I bambini, piano piano, sentendosi protetti dai genitori e anche da alcuni zii, hanno iniziato a raccontare cosa accadeva in quell’aula», racconta il padre di uno dei piccoli.
Le condotte contestate, in questa fase ancora oggetto di accertamento giudiziario, comprenderebbero schiaffi, strattonamenti e punizioni ritenute incompatibili con il contesto educativo. «Spintonava i bambini, usava un tono aggressivo. Ce ne siamo accorti anche quando andavamo a riprendere i nostri figli da quell’aula in fondo al corridoio», aggiunge il genitore.
Secondo quanto documentato dalla polizia, la maestra avrebbe sollevato di peso alcuni bimbi, strattonandoli fino a farli cadere a terra e lasciandoli sul pavimento. Quando un compagno cercava di avvicinarsi, avrebbe intimato di non intervenire. Tra le minacce più ricorrenti, l’obbligo di colorare disegni assegnati come compito, con la prospettiva del castigo in caso di rifiuto. La punizione, stando alle accuse, sarebbe consistita nel farli restare vicino a un armadietto oppure in schiaffi sulla nuca per “stimolarli”.
«Siamo sconvolti e arrabbiati – riferisce una delle mamme –. Superare questo trauma non sarà facile per i nostri bambini. Ancora più difficile sarà far capire loro che quella non è la normalità. Ci auguriamo che, oltre al nostro affetto, possano incontrare nel loro cammino persone responsabili e amorevoli, davvero innamorate del loro lavoro. La vivacità di un bambino non può essere punita con pene corporali».

















