È ufficiale: la cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, un traguardo storico che premia non solo le ricette e i sapori di un Paese, ma soprattutto i suoi valori: ritualità, gesti quotidiani, tecnica, convivialità e legame con la terra.
Un riconoscimento che attraversa l’Italia intera e che, inevitabilmente, tocca anche Bitonto, città dell’olio e delle tradizioni contadine, dove il cibo è ancora racconto, famiglia, radici.
Tra i primi a celebrare questa notizia c’è lo chef bitontino Emanuele Natalizio, che sui social ha lasciato parole cariche d’orgoglio e identità: “Posso essere orgoglioso di essere un valido rappresentante della Cucina Italiana Patrimonio UNESCO, di aver dato lustro alla mia città Bitonto grazie anche alla Famiglia Milo, di essere veramente protagonista con il nostro olio insieme a Gennaro Sicolo (presidente CIA Puglia) e Rocco Natalizio. Noi c’eravamo e ci siamo ancora con la stessa passione”.
Per Bitonto, città simbolo dell’olivicoltura pugliese, il riconoscimento UNESCO parla anche la lingua dell’olio extravergine, delle masserie, dei piatti che nascono da una cultura povera ma sapiente. È un patrimonio che vive nelle mani degli artigiani della cucina, come Natalizio, e nelle famiglie che custodiscono saperi antichi.
Il ruolo dell’Italia e del Poligrafico nella candidatura

A commentare il traguardo è anche l’avv. Stella Mele, consigliere di amministrazione dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, coinvolto nella realizzazione del logo ufficiale della candidatura: “Oggi l’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana Patrimonio dell’Umanità. Siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora la nostra identità e celebra pratiche sociali, rituali, conoscenze e competenze legate al cibo, come i gesti di impastare, cucinare e condividere”.
L’avv. Mele ricorda anche il contributo istituzionale: “Il Governo Meloni ha creduto in questa sfida, con l’impegno del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il Poligrafico e Zecca dello Stato, di cui mi onoro di essere consigliere, ha realizzato il logo ufficiale, che raffigura gesti e simboli della nostra cultura gastronomica, sottolineandone biodiversità, sostenibilità e convivialità”.
E aggiunge: “Questo riconoscimento celebra la nostra storia e tutte le comunità che custodiscono e tramandano questa ricchezza. È un patrimonio che appartiene a ogni italiano: un linguaggio culturale che racconta le nostre radici e la nostra visione del futuro”.
Sicolo: “Cucina Italiana Patrimonio Unesco: il segreto è un filo d’olio extravergine d’oliva”
Il filo d’olio nel piatto è l’essenza della Cucina Italiana Patrimonio Unesco. Non c’è cucina italiana senza olio extravergine di oliva e, celebrando il grande successo ottenuto con il riconoscimento Unesco come Patrimonio immateriale dell’Umanità, “Italia Olivicola è orgogliosa di aver supportato fattivamente la candidatura insieme al governo italiano e al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste”. È quanto ha dichiarato Gennaro Sicolo, presidente di Italia Olivicola e vicepresidente di CIA Agricoltori Italiani. “Gli olivicoltori italiani non potevano che essere al fianco della grande tradizione gastronomica italiana. Lo abbiamo fatto all’estero, insieme all’Amerigo Vespucci, a Roma e in tante altre sedi. Un appoggio doveroso, perché solo difendendo il valore culturale della cucina italiana si possono difendere anche i territori olivicoli nazionali”. Le ricette della cucina italiana sono caratterizzate dalla produzione agricola locale e dalla stagionalità, ma il denominatore comune sono sempre i grandi oli extravergini di oliva italiani. Le orecchiette alle cime di rapa non sarebbero famose nel mondo senza un giro di olio di Coratina e la pasta alla Norma non sarebbe tanto gustosa senza le melanzane fritte in extravergine di Nocellara o la ribollita toscana è riconosciuta anche per il contributo dell’olio di Frantoio e Moraiolo. “E’ un giorno di giubilo che coincide con la campagna olearia e la raccolta delle olive – continua Sicolo – che è sempre stata un momento di festa per gli olivicoltori. Ovunque sono stato nel mondo ho sempre scoperto, con enorme piacere, che un po’ di pane con l’olio è un momento di unione e comunione. La cucina italiana è questo: convivialità, piacere e un modo di vivere il gusto. E devo ricordare che un buon extravergine di oliva unisce proprio gusto e benessere”. Il filo d’olio a crudo che spopola in televisione non può e non deve essere banalizzato ma, con il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio Unesco, deve diventare esso stesso un momento culturale di gioia. È questo l’appello e l’auspicio dei 250 mila olivicoltori italiani uniti in Italia Olivicola”.

















