Raffaella Martino era una esplosione di gioia, un vulcano di meraviglia, uno scrigno di altruistica bellezza.
Era un’artista poliedrica, perché indagava i misteri dell’animo umano, con rara sensibilità e possa immaginifica, sperimentando gli universi della poesia e della pittura, che per lei erano il medesimo cosmo.
Gli anni da lei vissuti erano davvero primavere, era una madre moderna, ovvero d’ampie vedute, e pure saggia, amorevole anzichenò, dei suoi pargoli (oggi, uomini affermati) Francesco, Antonio e Marco, consorte perfetta dell’ironico Peppino e, soprattutto, suocera, zia e nonna amatissima, una lirica pittrice dall’anima sempre colma di stelle come un cielo di notte, misterioso e affascinante al contempo.
Chioma d’argento, occhi guizzanti stupore e sorriso d’invitta luce, Raffaella era una “pictrix” astratta “sui generis“. Con segreta maestria, infatti, dava vita a forme, echi di figure e colori che erano immagini e ricordi di qualcosa che il cuore aveva vissuto e di cui ancora portava i segni dentro.
E da quelle tracce scaturivano le sue creazioni, che provavano a sub-limare il reale in un cosmo variopinto di idee “astratte” e perciò puro, perché incontaminato dalle bassure della quotidianità.
Qualche mese fa, dipinse splendide Madonne, sacre figure che l’impagabile Damiano Bove, nume tutelare di Mò Heart, fece sistemare in alto, sui muri del centro storico, affinché tutti potessero levare il capo verso l’alto, contemplare quelle lucenti immagini e sognare, per un attimo fugace e bellissimo, d’esser parte dell’infinito.
Oh, come suona dolente quel suo: “Facciamo in fretta, non ho più tempo” di quei giorni trafelati e indimenticabili, mentre stava entrando nell’eternità. E quanto dovrebbe far riflettere la dimensione della gratuità del dono…
«La mia pittura è concettuale informale, attraverso i colori e i segni esprimo i miei pensieri e i miei sentimenti per dare messaggi di amore per la Grande Madre Terra e per l’Umanità. La mia filosofia di vita personale e di artista, è la stessa degli alberi: nascere, dare. Mi sento come un neonato privo di certezze e curioso di guardarsi intorno», aveva dichiarato, in occasione di una mostra in terra campana.
Ieri pomeriggio, le esequie in una chiesa di San Leucio gremita di parenti, amici e conoscenti, commossi e riconoscenti.
Ora, Raffaella Martino è in quell’Altrove di candore e verità e, con schiere d’angeli birbi come nipotini, starà dipingendo le sue maliose opere…

















