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L’Elzeviro/”A luglio ogni giorno è storia di Bitonto” di Marco Vacca o la Storia lampada dei tempi

L'ultima fatica letteraria dello scrittore bitontino dallo "stile brechtiano" illumina gli eventi che hanno segnato la vita della nostra città in quel mese estvo

Gaetano Avena by Gaetano Avena
4 Ottobre 2015
in Cronaca
L’Elzeviro/”A luglio ogni giorno è storia di Bitonto” di Marco Vacca o la Storia lampada dei tempi
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La
Storia
non è “magistra vitae”, come, coristicamente, è stata definita, spesso. 

E’, se
vogliamo servirCI di una icastica Immagine, una “Lampada”, a volte fioca, a
volte brillante, a seconda della Passione di Chi se Ne Serve per Illuminare un
periodo del passato, uno spazio vissuto nel passato, l’agire di uomini nel
passato.

La Storia
non Giudica, né Insegna, Dà la
Possibilità a Chi Vuole “Navigare” (Internet CI condiziona
nell’uso dei verbi. “Tamen”, a parte il condizionamento cibernetico, che non CI
fa essere Creativi, Originali nell’uso dei verbi, “Navigare” non è male, non è
proprio da buttare per il nostro “disperato” Bisogno di Comunicare col nostro
Prossimo e di SpiegarGli i nostri Pensieri, i nostri Convincimenti) tra
gli  innumeri marosi Illuminati dalla
“Lampada” dello Storico.
Il Quale, se il suo Lavoro ha Carattere Militante,
Prediligendo il Vero, il Concreto, ha Fatto, Fa, ognora, Tesoro del Verso 462
del 1° Libro dell’Eneide di Virgilio
: ”Sunt lacrimae rerum”, che Tradotto
Significa: ”Le lacrime sono delle cose” e non vanno confuse con le lacrime del
filisteo che parte dal presente indietro al passato con la sua “lampada”, non
per darCi le “lacrime delle cose”, non risparmiandoCi le sue lacrime.

Il
volgare filisteismo storico è, ognora, stato, è prerogativa dei cortigiani, dei
giullari. Aveva, ha la funzione non di far riflettere il ”principe” (che può
essere il capo, ereditario, di un regime monarchico o, eletto, di una “res publica”
o, addirittura, una melassa di sudditi indistinguibili per visione del mondo,
ma diseguali per censo e per ingiusta posizione sociale) sui suoi ricorrenti
errori (eufemismo) ma di farglieli obliare, commuovendolo, cioè, facendogli
stillare “in automatico” (oggi, così, si dice) lagrime dagli occhi, senza
Critica Sofferenza Etica. Come mai non siamo “statim” entrati “in medias res”
dell’Interessante Lavoro di Marco Vacca dal Titolo: ”A luglio ogni giorno è storia di Bitonto”?

Perché il
nostro Giudizio sulla Fatica del nostro Antico, Fraterno Amico Marco non poteva
Prescindere dalla Elaborazione della Definizione o, se si vuole, della
Precisazione del Concetto di Storia, degli Obiettivi di Essa, della Deontologia
Professionale dello Storico.

Orbene, Marco Racconterà un “percorso in tre tappe
all’indietro in Bitonto” “in singulos menses”, cioè, per ogni mese e  di ogni mese ciò che è avvenuto nei giorni di
esso.
A differenza, per esempio, degli “Annales” di Quinto Ennio, Poema Epico, che Espone la Storia di roma, anno per
anno dalle origini; degli “Annales” di Tacito, un’Opera che Copre i regni di 4
imperatori succeduti a cesare augusto, per Marco non sono importanti gli anni,
come per Ennio, né i nomi dei regnanti che lasciarono il segno della loro
cruenta scelleratezza negli anni  in cui
fu loro permesso dagli eventi, Diremmo, ”antropizzati” di stare sui loro troni,
“sed” i mesi che ebbero al loro interno giorni in cui la Storia dell’italietta e
dell’europa, per essere tale e totalizzante, non poté fare a meno di Transitare
per bitonto.

Ricordavamo, qualche giorno fa, al Direttore del “dabitonto.com”,
Mario Sicolo, che per giorni l’esercito alleato (una parte del quale per un
tempo non trascurabile s’era fermata a bitonto con la truppa sistemata nella
villa comunale; con gli ufficiali in
requisiti storici palazzi al centro della città; con il comandante in capo, il
generale statunitense, harold alexander, in una villa del borgo marinaro, santo
spirito, frazione di bari), trasportato dagli elefantiaci camion degli “states”,
“Doge”, solcò la strada, ove NOI Abitiamo dalla Nascita, allora, detta, ufficiosamente,
via “Terlizzi”, in quanto portava i viandanti al primo paese a nord di bitonto,
a Canosa e Foggia, poi.

Tra l’altro, un mezzo di quella miserabile passerella
di mezzi da guerra, guidato da un milite ubriaco, per poco non CI faceva
secchi, balzando sul marciapiedi, ove NOI eravamo a contemplare, perplessi, sia
pure, appena, adolescenti, quello spreco, apocalitticamente, planetario di
risorse materiali e umane.

Microstoria questa?
No! E’ un rivolo del fiume di
sangue della Storia Totale che costò all’Umanità milioni di morti (tra cui un
mio Compagno di seconda elementare maciullato contro un muro, ovviamente, da un
camion dell’esercito alleato) e uno sterminato numero di feriti, tra i quali
NOI per un mese con una gamba ingessata. Per Ritornare a Marco, la sua
Scrittura, potremmo Dire con Brecht, Racconta i fatti, gli avvenimenti, anziché
rappresentarli, “fingerli”, qualificarli; Preferisce la “Diegèsi” (dal greco
“Diegèsis”, Racconto, Narrazione), anziché la drammatizzazione. Marco Affida
alla Sensibilità, alla Cultura del Lettore, alle sue Scelte Politiche “ridere
di quello che piange e piangere di quello che ride
”, per dirla con Brecht.

Facciamo alcuni esempi: ”…e nella Dieta di Bari il due luglio…, convennero i
rappresentanti maggiori dell’aristocrazia di terra di Bari. Da Bitonto… i
Cammarota, i Cioffrese, i De Ilderis, i Rogadeo, i Sylos. E altri congiurati da
Bari, da Palo del Colle, da Monopoli, da Molfetta… E’ la scoperta recente di
una storiografia che si nutre sempre più delle varie microstorie e va a
confluire nel panorama più complesso e significativo del Risorgimento nel
Meridione
”.

NOI non Sappiamo cosa Marco Pensasse e Pensi della volgare ciurma, accozzaglia di
massoni, che “in ordine rigorosamente alfabetico” ha elencato nel suo Brano che
abbiamo Trascritto. Comunque, Egli non ha fatto altro che Raccontare: di un
certo giorno, di un certo mese, di un certo anno in cui a bari si tenne un’adunanza clandestina di
notabili di bari e provincia (aristocratici, non pochi dei quali dai lontani
avi lerci mercenari capitani di ventura che, per i servigi resi ai regnanti o
imperatori di turno, avevano ricevuto non solo ingenti somme di denaro, “sed etiam”
titoli nobiliari; agrari dalla più fonda avarizia che sfruttavano l’ingente
turba di braccianti disoccupati con qualche scodella di fave e qualche soldo,
da mane a sera.

I cioffrese, non furono i mèntori dei mazzieri che con minacce
cruente inducevano gli inermi elettori bitontini a votare, contro Salvemini, i
candidati del partito di giolitti, il “ministro della malavita”?); ”un episodio
nevralgico della fronda meridionale al governo dispotico e poliziesco di
ferdinando II
”.
“Dispotico e poliziesco”, due aggettivi riferiti al governo di
ferdinando II che non servono a far crescere la tensione, emotività del
Lettore, ma a Connotare fatti, situazioni, personaggi che, oggettivamente, non
potrebbero essere, altrimenti, vagliati.

A Leggere i nomi, di cui sopra, si
capiscono i motivi, le cause, il perché il “risorgimento” fu  una rivoluzione abortita.
Il meridione
dell’italietta e  le classi subalterne in
tutta l’italietta passarono dalla padella dei borboni, dei papi, della miriade
di duchi, arciduchi spalmati in tanti staterelli, alla brace di un ‘italietta
unita con lo sputo da una delle casate regnanti dalla più bieca, oscurantista,
reazionaria ignoranza, dalla più becera lascivia guerrafondaia.

Ancora, nei
giorni della “dieta di bari” “a Bitonto si attese Giuseppe Garibaldi che
avrebbe ‘promosso’ Vincenzo Rogadeo a Governatore della Terra di Bari
nell’autunno del 1860
”.
Ecco, un’altra Notizia che Marco CI Dona, Prosciugandola di un qualsivoglia
suo Commento,”sed” non di poco Momento,
Spessore in quanto Essa Conferma  le simpatie
politiche del cosiddetto “eroe dei due mondi” e quali fossero gli indirizzi,
gli obiettivi politici della sua azione militare.

Egli era un massone e la
massoneria lo guidava, come un burattino, e massone era vincenzo rogadeo, da
lui nominato governatore della puglia Il semplice accostamento, operato da Marco,
di garibaldi a rogadeo CI dà la stura 
dell’ assenza di ogni possibilità di riscatto da parte delle plebi
meridionali, dell’affermarsi progressivo dei Valori di Giustizia Sociale nella
Storia dell’italietta, nonostante il determinante contributo di esse al
successo dell’”impresa dei mille”.

Eppure, proprio durante l’”impresa”, ora
Ricordata, si svolsero a Bronte fatti di inaudita drammatica violenza. I
contadini, esasperati dalla mancata distribuzione delle terre demaniali,
promessa dai borboni e confermata da garibaldi, si vendicarono, intenzionando
la loro furia omicida nei confronti dei maggiorenti del paese e delle loro
famiglie.

Garibaldi, spinto dagli inglesi, che lo avevano aiutato nello sbarco
di marsala, che avevano interessi in quel paese, inviò il macellaio nino bixio
a Bronte, che istituì un tribunale di guerra, dal quale furono emesse numerose
condanne a morte e a lunghi anni di carcere ai contadini rivoltosi. Garibaldi,
così, volle dare un esempio di intransigenza, dettata da losche ragioni di
politica generale: bisognava bloccare sul nascere ogni insurrezione e
rivendicazione contadina e mantenere l’”impresa dei mille” nell’ambito della
rivoluzione borghese, dominata dai moderati alleati con i savoia.

Il Lettore,
Avveduto, Attento, della Prima Stazione del Viatico di Marco nel passato di
bitonto non può non porsi  la nostra
medesima Domanda: ”Non saremmo noi, forse, tutti naufraghi nel buio, se uno
Studioso, dalla Curiosità, dalla Pazienza Certosina di Marco, non avesse
Elargito, non Elargisse Attenzione alle
cose che Gli stavano, Gli stanno intorno, Illuminandole, sì da rendere nudi gli
accidiosi di qualsiasi alibi che avesse tentato, tentasse di giustificare la
non conoscenza di esse? 

Lo Storico
Illumina, “sed” le cose, i fatti, gli uomini, i personaggi positivi o negativi,
che vissero  porziuncole di tempo e di
spazio sul Pianeta Terra, ciascuno di noi se li deve andare a cercare da sé per
avere la Intellettuale
Sollecitazione al Cambiamento di sé, Propedeutico all’Instaurazione di Nuovi e più Fraterni rapporti Interpersonali con gli Altri. 

Chi Illumina il passato, come, meritoriamente, S’è Sforzato di Fare Marco, Libera
dal passato Coloro che, Ispirati, Motivati dal Liberatore, Vanno a CercarSi la Luce per Elaborare, Gestire
Fresche Idee sul Vivere che, finalmente, non sia offuscato dalle ridondanze
della vanità, né dai gonfiori della superbia, per Parafrasare Seneca. Ma
l’ulteriore Domanda che vorremmo PorCI e Porre a Marco è questa: annosi e
ricorrenti e mai risolti sono i problemi della disuguaglianza tra gli uomini,
della guerra e della pace, come Dice Charles S. Maier, da Lui Citato, “tamen”,
se i giovani non sanno che, oltre la robaccia a loro, in 150 mila riuniti,
propinata da ligabue, c’E’ Mozart, cioè la Bellezza, come, cosa, Chi Potrà Far loro Capire
che, oltre al passato e al loro presente, rinnovellante il passato, grazie alla
loro indolenza, fiacchezza, c’E’ la
Speranza e l’Utopia?

Il “Luogo che non c’è”, ma che nessuna
Scienza e Conoscenza Esclude che non possa EsserCi, se gli ostacoli di natura
culturale, per non dire sottoculturale, fossero rimossi; se, al di là  delle cosiddette leggi dell’economia
capitalista, a torto ritenute “Il Vangelo”, caso mai, esclusivamente, valide
all’interno di essa, nel contesto di essa, si Pensasse ad altre Ipotesi di
Economia Globale che Tenessero Conto dei Fondamentali Diritti di Tutti gli
Uomini della Terra, da non disattendere più.

Tanta burocratica religiosità nel
passato di bitonto: preti, vescovi, papi che fanno sgocciolare dal centro
pontificio in periferia i contenuti dei loro “brevi”; papi che fondano “armate”
(di quante armate dispone il papa, domandava Stalin ai suoi scherani?) di
azione cattolica e papi che disfanno le decisioni dei loro predecessori;
monasteri, cattedrali che si riempiono di barocco e vescovi che le riportano
alla primigenia austerità del romanico – pugliese; insomma, il pensiero unico
della gerarchia (nei circoli cattolici, scrive benedetto XV, “i giovani siano
preparati a cogliere il miele e respingere il veleno che per avventura possano
dare fiori sbocciati in un nuovo giardino
”), ma dalla Disamina, Ripetiamo,
oggettiva, distaccata, distante, che Marco Sviluppa di essa, non s’intravede
alcuna Aspirazione al Divino in essa, se mai preoccupazioni, assolutamente,
mondane.

A siffatta religiosità fa da contraltare il folclore religioso della
scristianizzata plebe, tumultuante alla vista di statue di madonne che “in processione salgono
scalinate ed entrano nelle chiese per breve sosta
” e dei fuochi pirotecnici
accesi in omaggio ad esse.

Dario Fo nel suo ”Manuale minimo dell’attore” Proclama:
”…per conoscere in profondità la storia della gente a cui si appartiene bisogna
scoprire la sua religiosità
”.
Infatti, fu proprio la religiosità superstiziosa,
che non aveva nulla di Evangelico, di Cristiano e che il burocraticismo del clero e della gerarchia cattolica, non
prudentemente, amministrava, mai curandosi di (dis)educarla nelle masse,
incentivò un crimine efferato da parte di esse: l’uccisione di un finanziere
arso vivo, perché aveva vietato lo spettacolo di fuochi pirotecnici in onore
della statua dell’immacolata, patrona di bitonto
.

Da quel dì bitonto si
guadagnò l’alloro di “borgo selvaggio” e Dante avrebbe Aggiunto quello di
”vituperio delle genti
”!

Lo Storico Marco ha Illuminato Episodi del passato di
bitonto, della sua gente e NOI abbiamo Tentato di Suscitare nei nostri 25
Lettori il Desiderio di Vedere i fatti e i nefasti di essi che NOI abbiamo
Visto, grazie alla Luce, Esplosa dalla sua Lampada, che NOI siamo stati, siamo
Disposti ad Intendere,  Usare, Ospiti
della “Smodata Follia” della Conoscenza, che, sola, tra gli Uomini Genera
Fraternità e Caritas e Solidarietà.

Tags: bitontodabitontoelzeviromarco vacca
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