Ci scrive una lettrice per raccontarci una avvilente disavventura capitatale.
Leggiamo.
Gentile Direttore,
Le scrivo con il cuore colmo di amarezza, non per rabbia cieca, ma per quella delusione profonda che prova chi, alla mia età, si sente tradita dalla propria città.
Era la notte di Natale. Mentre nelle case si spegnevano le luci delle feste, io mi sono sentita male. Un dolore forte, di quelli che spaventano, che mi ha costretta a chiedere aiuto. Mia figlia, preoccupata, mi ha accompagnata subito al Punto di Primo Intervento di Bitonto. Speravamo di trovare un medico, una parola di conforto, un po’ di assistenza. Abbiamo trovato un muro.
Siamo state accolte (se così si può dire) con una sgradevolezza che faceva più male del mio problema di salute. Dopo aver faticato anche solo per farci rispondere, non ci è stato permesso nemmeno di entrare in una sala. Mi hanno lasciata lì, in un corridoio, come se fossi un peso o un disturbo al loro turno di notte. Io, una donna anziana, trattata come un numero fastidioso in quella che doveva essere la notte della bontà.
La visita è stata sbrigativa, poco professionale, senza un briciolo di quella sensibilità che dovrebbe essere la base per chi fa il medico o l’infermiere. E la beffa finale? Dopo essere stata trattata con freddezza e lasciata in un corridoio a notte fonda, mi sono sentita dire: “Mi raccomando, ora non prenda freddo”. Direttore, mi creda, se non fosse stato per il dolore che provavo, ci sarebbe stato da ridere per non piangere.
Mia figlia era nera dalla rabbia. Avrebbe voluto gridare, rispondere a tono a quella mancanza di rispetto, ma è rimasta in silenzio per non peggiorare le cose, portandomi via con un senso di dolo e di umiliazione che non auguro a nessuno.
Io mi chiedo: che fine ha fatto il nostro ospedale? Bitonto ha 60.000 abitanti, ma siamo stati ridotti a un presidio fantasma, depotenziato e smantellato. È questo che meritiamo? Un sindaco e un’amministrazione possono accettare che i propri cittadini vengano trattati come “bestie” in una struttura che cade a pezzi, sia nei muri che nell’anima di chi ci lavora?
Caro Direttore, la sanità pubblica sta prendendo una brutta piega, ma noi non possiamo stare a guardare mentre ci tolgono la dignità. Spero che questa mia lettera serva a scuotere qualche coscienza, perché Bitonto e i suoi anziani meritano molto di più di un corridoio gelido e un consiglio ipocrita.

















