Per anni, dietro la porta di un appartamento di Bitonto, si sarebbe consumata una spirale di paura domestica fatta di insulti, richieste di denaro, umiliazioni e violenze. Una pressione continua, sempre uguale e sempre più pesante, scandita da pretese quotidiane di pochi euro e da scatti d’ira che, in più occasioni, sarebbero degenerati in aggressioni fisiche ai danni dei genitori.
È questo il quadro cristallizzato nell’ordinanza con cui il gip del tribunale di Bari ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per un 33enne bitontino, accusato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione continuata, in parte tentata e in parte consumata.
Il punto di rottura arriva la mattina del 25 febbraio scorso. L’uomo si presenta nell’abitazione dei genitori, dove spesso tornava per lavarsi e cambiarsi. Anche quella volta avrebbe preteso denaro. Al rifiuto, la tensione esplode. Dagli atti emerge che avrebbe afferrato alcune pietre da una fioriera e le avrebbe lanciate contro madre e padre, colpendo quest’ultimo a una gamba. Poi avrebbe impugnato un bastone, continuando a minacciare i due fino a quando non sono riusciti a chiudersi in casa e a chiamare la polizia. Quando gli agenti arrivano, trovano i coniugi scossi, agitati, impauriti. Lui, invece, viene rintracciato poco distante, ancora con il bastone in mano, prima della fuga.
Ma il fascicolo racconta una storia molto più lunga. Non un’esplosione improvvisa, bensì un’abitudine alla sopraffazione. Le carte parlano di richieste di denaro quasi quotidiane, nell’ordine di cinque euro alla volta, che sarebbero state finalizzate soprattutto all’acquisto di marijuana e hashish. E ogni diniego, per i genitori, rischiava di trasformarsi in un nuovo episodio di violenza: strattonamenti, mani al collo, minacce, insulti, bastonate, pietre lanciate dentro e fuori casa. Una convivenza diventata, col tempo, insostenibile.
A dare forza al quadro accusatorio non ci sono solo i racconti delle persone offese, ritenuti dal giudice coerenti e attendibili, ma anche riscontri oggettivi: la fotografia di un ematoma riportato dalla madre, precedenti interventi delle forze dell’ordine e perfino un ammonimento del questore di Bari notificato già nel luglio del 2022. Segno che quella frattura familiare era emersa da tempo e che il clima, dentro quelle mura, era già precipitato.
Nell’ordinanza il gip evidenzia come la condotta contestata avrebbe inciso in maniera profonda sugli equilibri della famiglia, imponendo un clima di soggezione e paura. Da qui la scelta di confermare il carcere, ritenendo concreto il pericolo di reiterazione. L’indagato è difeso dall’avvocato Francesco Toscano, che ha già presentato istanza di riesame al tribunale di Bari chiedendo l’annullamento della misura o, in subordine, l’applicazione di una misura meno afflittiva.















