No, non dovrebbero circolare certe foto di Santo Spirito dei primi decenni del Novecento.
Perché a vederle fanno male.
Fa male quella spiaggia ampia, tutta scogli e qualche raro ombrellone, ormai seppellita sotto un lungomare in molti tratti angusto, tutto cemento e metallo.
Fa male quel mare aperto in cui galleggia qualche misera barchetta di pescatori, oggi sostituita da centinaia di costosi natanti che occupano lo stretto specchio del porto.
Fa male quella folla di giovani bagnanti sorridenti ridotta adesso a pochi vacanzieri annoiati quasi tutti avanti negli anni. Ma, soprattutto, vedendo quelle foto, fa malissimo ammettere che nella seconda metà del secolo scorso si è perpetrato uno scempio ai danni della natura, cui hanno assistito in tanti senza reagire. Scempio che continua ancor oggi.
Ma non può essere giustificato dall’ignoranza o dalla speculazione perché tutti sappiamo che l’ambiente va rispettato e che a Santo Spirito nessuno compra più, semmai molti vendono.
Frattanto il “borgo marinaro“, ridotto ad un interminabile cantiere, è sempre meno animato e sempre piú periferia.
Condannato, ci sembra, ad un grigio destino di quartiere dormitorio dove i b&b sono più numerosi degli alberi ed i ruderi sparsi sul suo litorale attestano inconfutabilmente l’indifferenza umana.

















