DI VINCENZO LISI
È stato, per me, come se avessero serrato le porte del tempio di ogni meraviglia.
La chiusura di una videoteca – segnatamente l’iconico “Ciak” su via Repubblica – non è stata solo la fine di un’attività commerciale, ma la scomparsa di un presidio culturale e di un luogo di aggregazione sociale. Ha rappresentato l’addio a un rituale che ha segnato generazioni, sostituito ormai dalla comodità asettica degli algoritmi di streaming. Perché entrare in videoteca negli anni Novanta era un’esperienza sensoriale. Profumava di storie vissute e accatastate. La caccia al tesoro tra gli scaffali, sfiorando le coste delle pile, permetteva di scoprire film non cercati, educando al cinema molto più di una lista “consigliati per te”.
Il Videotecario, Antonio Ancona per tutti Tonino, a me politicamente antitetico, di destra lui essendo, ma simpatico e amico come pochi, era quasi una guida. Non era un software, ma un oracolo cinico e appassionato, capace di consigliarti il film perfetto per il tuo stato d’animo o di salvarti da una visione mediocre. Quando doveva prepare una cassetta o un DVD era meraviglioso, poiché l’attesa della epifania del film del giorno dopo era essa stessa emozione ed esplorazione. Che ne sanno i ragazzi di oggi con la loro algida e robotica comfort zone delle varie piattaforme Netflix, Sky et similia. Quanto era bello… Io mi sono salvato non solo e non tanto per la cultura cinematografica, quanto per la curiosità di indagare, svelare, conoscere.
La chiusura di questa fascinosa videoteca, ultimo avamposto di stupore cinematografico, di cui renderò sempre grazie a Tonino, ha segnato la fine di un capitolo in cui la pellicola si “toccava”, si sceglieva con cura e si restituiva, portando con sé il ricordo di una serata speciale. Un pezzo di vita. Una tessera del cuore.
E allora, “Ciak”, si gira! E via ai ricordi belli di un mondo che non tornerà più.
P.S. Ovviamente, funziona ancora come Cartoleria con annesso corner, ma io volevo sottolineare altro….
















