Dopo oltre trent’anni trascorsi in divisa, gran parte dei quali al servizio della comunità bitontina, l’ispettore della Polizia di Stato Salvatore Semeraro va in pensione. Originario di Corato, ma ormai bitontino d’adozione, Semeraro ha legato il suo percorso professionale al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Bitonto, dove è arrivato nel dicembre 1993 e dove ha lasciato un segno fatto di dedizione, competenza e umanità.
La sua carriera nella Polizia di Stato è cominciata nel gennaio 1991, con la frequenza del 126° corso allievi agenti a Trieste. Nel luglio dello stesso anno il primo incarico al Nucleo Antisequestri della Polizia di Stato di Bovalino, in provincia di Reggio Calabria. Poi, due anni più tardi, il trasferimento a Bitonto, inizialmente alla Squadra Volante.
Nel 1999 ha frequentato a Roma il 78° corso di specializzazione della Polizia Scientifica, tornando poi al Commissariato di Bitonto, dove ha ricoperto incarichi come operatore di Polizia Scientifica e nella squadra di Polizia Giudiziaria. Nel 2008 il passaggio nel ruolo dei sovrintendenti, nel 2022 quello nel ruolo degli ispettori. Dal 2022 ha assunto l’incarico di responsabile dell’ufficio di Polizia Amministrativa del Commissariato cittadino.
Una carriera lunga, attraversata da encomi solenni, encomi, parole di lode, dalla croce d’oro per anzianità di servizio e dalla medaglia d’oro per merito di servizio. Nel 2021 è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica. Nel 2024 ha ricevuto anche la medaglia di benemerenza della Croce Rossa Italiana e quella del Ministero dell’Interno per i servizi prestati durante l’emergenza Covid-19.
Accanto alla divisa, anche l’impegno nel sociale: prima come volontario della Croce Rossa Italiana nel comitato di Molfetta, oggi come presidente del gruppo di volontariato dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato di Bitonto. Nel suo percorso anche una laurea triennale in Servizi giuridici.
A salutarlo sono stati i colleghi, con una lettera intensa e affettuosa. «Prima di essere un collega, sei stato un amico su cui poter contare. Un amico da cui ricevere una parola di conforto, da cui godere della tua presenza discreta», hanno scritto.
Parole che raccontano non soltanto il poliziotto, ma soprattutto l’uomo. «Salvatore, ispettore e uomo, sei stato un kalokagathos, bello e buono, un uomo perbene», si legge ancora nella lettera. Un modo antico e nobile per descrivere chi ha saputo tenere insieme il senso del dovere e la misura, la fermezza della divisa e la discrezione della persona.
«Oggi Salvatore dismetti la divisa, ma continua sempre a indossare te stesso. Con noi per sempre», è il saluto finale dei colleghi.
Ci sono presenze che non si misurano solo dagli anni di servizio o dagli incarichi ricoperti. Si misurano da ciò che resta quando una scrivania si svuota: il rispetto, l’affetto, la memoria buona di chi ha condiviso strada, lavoro e responsabilità.
















