Domenica 15 Febbraio Palombaio rivivrà l’atmosfera festosa del Carnevale tra le vie del paese. Anche quest’anno la kermesse organizzata dalla Parrocchia Maria SS. Immacolata e dall’Anspi “San Gaspare Bertoni”, giunta alla sua 12ma edizione, proporrà la sfilata dei carri allegorici e dei figuranti in maschera e lo spettacolo conclusivo in piazza Milite Ignoto.
Si torna un po’ alle radici del Carnevale come festa sociale. Radici che vanno ricercate nei Saturnali romani e nelle Dionisie greche, parentesi festose di libertà totale in cui celebrare il rovesciamento temporaneo delle gerarchie e delle norme.
Maschere, carri allegorici e trasgressioni creano un momento di coesione collettiva, permettendo l’abolizione momentanea dei ruoli, lo sbeffeggiamento del potere e la sospensione della realtà quotidiana. In quest’accezione, il Carnevale può essere inteso come fenomeno sociale. Dioniso, dio della liberazione (Eleutherios), scioglieva i vincoli sociali, permettendo all’individuo di uscire da se stesso, in un momento di ebbrezza e mascheramento.
In tal senso, il Carnevale vissuto in periferia può avere, in un contesto di sostanziale marginalità, tale spiccata valenza emancipatoria e liberatoria.
Festa sociale, si diceva, teatro del rovesciamento. In definitiva, anelito di libertà.
Sono, in fondo, le medesime scaturigini da cui muove il Carnevale di Palombaio, riscoperto anni fa, grazie all’impulso datogli da Padre Fulvio Procino, e dall’oratorio Anspi “San Gaspare Bertoni”.
Il primo carro riprende il tema de: Il Mago di Oz, un viaggio nell’interiorità, con i personaggi (Dorothy, lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta ed il Leone) che credono di essere manchevoli di qualcosa ma che alla fine scoprono che ciascuno di loro possiede virtù come intelligenza, emozioni e coraggio. La vera sicurezza e la gioia risiedono nella comunità dove sono le proprie radici.
Il secondo carro è dedicato al Signore degli Anelli: la forza dell’umiltà. Frodo, con la sua Compagnia, diventa l’immagine di chi pur piccolo e umile (è un Hobbit) può compiere grandi imprese. Nessuna torre, per quanto alta o inquietante, può far venir meno la Speranza (quella cristiana in Gesù), anche quando tutto sembra dire il contrario.
Terzo carro, il mitico Super Mario Bros: cuori di carne. Carro più leggero con Mario e Luigi che devono salvare la principessa Peach, l’unica capace di fermare il sortilegio del Re dei Koopa, che trasforma gli abitanti del videogioco in sassi. Come sarebbe bello se ogni cristiano, toccato dalla Grazia, diventasse capace di trasformare i cuori induriti come pietra in cuori di carne pronti ad amare.
Il Carnevale di Palombaio non si esaurisce però nei tre carri: altre persone, gruppi e famiglie stanno preparando i propri artefatti per condividere la strada e la gioia. Durante il Martedì Grasso (17 Febbraio) si terrà la Sagra di Carnevale con la degustazione dei prodotti tipici preparati dalla comunità.
Non si dimentichi, infine, che il Carnevale, è strettamente legato anche al calendario cristiano: nella tradizione cattolica, esso rappresenta l’ultimo momento di festa e abbondanza (il banchetto del Martedì Grasso) prima della Quaresima, il periodo di 40 giorni di penitenza e digiuno che precede la Pasqua.
Per Padre Fulvio, il Carnevale riprende il tema pastorale proposto dalla diocesi: “Profezia di speranza, comunità sulla via del Vangelo”. «Sono le strade attraversate da Gesù, quelle su cui vogliamo incontrarlo anche attraverso la spensieratezza e la gioia del Carnevale. Sì, la gioia del Vangelo e dell’incontro con Cristo si può annunciare anche attraverso la festa, proponendola come occasione di riflessione. Ecco la scelta della nostra comunità: proporre tre carri che rappresentano due storie e un gioco, tre allegorie di chi fa del cammino l’occasione per incontrare, accogliere, condividere e annunciare».

















