«A Gaza c’è puzza di fogna, per le infrastrutture distrutte, e di morte, per i cadaveri sotto le macerie».
Sono le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, intervenuto in collegamento sabato pomeriggio al teatro Traetta, insieme a padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa della Sacra Famiglia di Gaza, per portare la loro testimonianza sull’orrore in corso in Palestina. Un evento promosso dall’associazione Focus Foodari con il sostegno del Comune di Bitonto e la collaborazione di realtà associative come Home of Art di Bari, Fidapa di Bitonto e l’Associazione Igino Giordani di Barletta.
Romanelli e Pizzaballa hanno portato sul palco del teatro cittadino la loro testimonianza da una terra segnata da guerra e massacri. Una serata per sostenere, attraverso la cultura e l’incontro, la popolazione di una terra bagnata dal sangue innocente. A dialogare con loro, il giornalista Gianni Bianco.
«Sono stato più volte a Gaza – spiega Pizzaballa -. Le immagini che avete visto rendono solo parzialmente l’idea. Sono molti gli invalidi o gli orfani. Manca l’assistenza medica perché gli ospedali sono distrutti. Così come le scuole. Siamo al terzo anno senza scuole. La situazione, ora, è leggermente migliorata perché la fragile tregua ha portato alla riduzione dei bombardamenti. Ma è proibito ricostruire. L’esercito israeliano non lascia entrare il cemento. Stiamo facendo di tutto per allestire tende che fungano da scuole. E senza scuole i palestinesi sono lasciati alla mercè degli estremisti. Si trova più cibo, ma costa e molti non possono permetterselo. Stessa cosa per i medicinali. C’è bisogno di vestiti e materiali per l’inverno».
Per il cardinale, tra le cose peggiori che stanno vivendo i gazawi vi è la totale assenza di prospettive: «Molti hanno perso la casa, il lavoro, ma non la speranza. A salvare la popolazione di Gaza sono stati i bambini, con la loro innocenza, non il contrario».
Sulla stessa lunghezza d’onda, padre Romanelli, che sottolinea come il conflitto in corso abbia distrutto tutto, persino la nozione stessa di “guerra”.
«Anche prima del 7 ottobre 2023 c’era la guerra, ma negli ultimi due anni è stato distrutto tutto – spiega -. La Chiesa Cattolica, nonostante i suoi fedeli siano una componente minoritaria tra la popolazione dell’area, sta facendo di tutto per offrire aiuto, allestendo tende che fungono da scuole, ospedali, centri di formazione. È tutto da ricostruire e non esiste famiglia che non abbia almeno un morto. Nonostante le chiese cattoliche dell’area siano state danneggiate dai bombardamenti, l’impegno della chiesa c’è. Nonostante sia tutto da ricostruire, il Signore ci aiuta a non perdere la speranza, perché ovunque si può fare del bene. Persino a Gaza in tempi di guerra. Oggi più di prima, serve difendere la verità, con mezzi etici, e serve che continuino ad arrivare aiuti materiali per la popolazione, specialmente ora che Gaza è sparita dai titoli dei giornali, nonostante la guerra non sia affatto finita, ma continua, fortunatamente senza bombardamenti a tappeto dei mesi scorsi. La popolazione vuole la pace, ma dobbiamo essere realisti. Non avverrà da un giorno all’altro, perché non c’è pace senza giustizia e non c’è giustizia senza perdono e riconciliazione».

















