«C’è chi si è stracciato le vesti leggendo la parola genocidio usata da Francesco in un libro, ma a Gaza siamo oltre la follia, è all’opera il male più sfrenato e senza logica. L’uccisione di bambini in fila per un pugno di riso grida giustizia a Dio»: parole dure, quelle pronunciate dal cardinale Augusto Paolo Lojudice in un’intervista pubblicata da La Stampa, che hanno fatto il giro del mondo.
Originario di Palombaio, frazione di Bitonto, Lojudice è giudice della Cassazione vaticana e per cinque anni ha lavorato a stretto contatto con Papa Prevost in Curia. È arcivescovo di Siena e Montepulciano, ma anche testimone diretto della realtà mediorientale, avendo guidato in passato una delegazione di vescovi in Terra Santa.
Nel suo intervento, Lojudice non usa mezzi termini: «Ormai si è azzerata qualunque giustificazione geopolitica. Di fronte all’attuale escalation di nefandezze nessuno dice più che sia giusto che Israele si difenda. La strage degli innocenti grida vendetta al cielo. Non ci si può più tirare indietro dal denunciarlo. Netanyahu non si ferma perché è un tiranno che persegue un cupo e sanguinario disegno di potere».
Il cardinale punta anche il dito contro la comunità internazionale, incapace – a suo dire – di fermare l’orrore: «A parte Trump, a cui interessa solo vendere armi, nessuno accetta più le sue auto-legittimazioni. Non c’è nulla di ragionevole in una carneficina, è la malvagità che prende campo e spazza via il senso di umanità».
E lancia un monito: «Se non si ferma il tiranno, non se ne esce».
Lojudice conclude con un appello al dialogo e alla coesistenza: «Non è cacciando un popolo che si pacifica una terra. Lavorare insieme è l’unico strumento per tutelare gli innocenti. Ciò che ho visto in Terra Santa non è accettabile, è una devastazione etica e materiale che ti scava dentro e non dimentichi più. L’uso e il possesso di armamenti in grado di radere al suolo la ‘casa comune’ è un abominio per il quale arriverà il giudizio divino».
















