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Home » I Grilli Bitontini e la nostra sanità: “Ospedale. Farne senza, ma come?”

I Grilli Bitontini e la nostra sanità: “Ospedale. Farne senza, ma come?”

Cosa rispondiamo alla donna in travaglio, magari dalle parti di piazza Cattedrale che ha bisogno di raggiungere al più presto un ospedale?

Lucia Maggio by Lucia Maggio
13 Maggio 2016
in Cronaca
I Grilli Bitontini e la nostra sanità: “Ospedale. Farne senza, ma come?”
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Dai Grilli bitontini riceviamo e pubblichiamo.

Cosa è un
sindaco?

 Un amministratore o un pater familias?

Chi si è
trovato negli anni a svolgere questa funzione ha privilegiato a volte l’una a
volte l’altra figura.

Vero è che
considerare come accezzione quella di pater familias riporta alla mente la
figura del mai troppo poco compianto comandante Lauro che aveva fatto di questo
modo di intendere la funzione la sua personale fortuna politica fino a credere
di poter trattare i suoi elettori come figli neanche troppo intelligenti.

D’altro canto
la definizione di Amministratore risulta fredda, poco adatta alla funzione che
dovrebbe essere  e si di amministrare la
cosa pubblica a lui affidata, ma nel contempo a trasmettere quel senso di
vicinanza e immedesimazione che consenta a noi tutti di poter dire “il mio
sindaco”, definizione ben più calda e partecipata de “il mio amministratore”
che sa tanto di condominio, tipologia di comunità notoriamente litigiosa.

Bene, premesso
quanto sopra, assumendo che il giusto mezzo sia di per sé indice di virtù e
sperando di poter usare la definizione di “nostro sindaco” ci permettiamo di
ricordarle, se ce ne fosse bisogno, che la sua comunità ha, fra gli altri, un
problema: l’ospedale. Anzi, la mancanza dello stesso.

Non intendiamo
sicuramente addossarle la responsabilità di quanto sta avvenendo, troppi ed in
troppe occasioni, hanno concorso a che si arrivasse a questo punto, ma proprio
perché vogliamo considerarla il “nostro sindaco”  ci aspettiamo che una risposta e qualche
azione.

Dunque sig
sindaco, sembra che il piano di riordino ospedaliero regionale preveda che
venga dismesso anche quel poco che resta del nostro presidio ospedaliero.

Abbiamo letto
le rassicurazioni del responsabile ASL, ma di questi tempi e con i dispositivi
burocratici che legano qualsiasi volontà personale a più alti interessi mai
troppo bene individuabili, tali rassicurazioni non ci rassicurano per niente e
siamo comunque coscienti che da parte sua non è possibile nessun atto di
imperio che vanifichi quanto sopra esposto tuttavia, essendo lei il “nostro
sindaco” qualche domanda dobbiamo fargliela:

Cosa
rispondiamo alla donna in travaglio, magari dalle parti di piazza Cattedrale
che ha bisogno di raggiungere al più presto un ospedale?

E
all’infartuato per cui ogni secondo può segnare la differenza fra la vita e la
morte?

Ad una persona
che abbia riportato danni in un incidente e che ha bisogno di interventi medici
urgenti cosa diciamo? Abbiate pazienza finchè non arriva l’ambulanza? Magari
senza medico a bordo?

Eh no signor
sindaco. Purtroppo questo riordino ospedaliero è stato concepito da un
amministratore, anche abbastanza cinico, piuttosto che da un pater familias che
trova il giusto equilibrio fra i conti economici di casa e le esigenze primarie
dei suoi familiari e allora lei deve farsi carico di una risposta, della
individuazione dei mezzi da mettere in campo per far si che la partoriente e
l’infartuato abbiano il giusto soccorso, che la sua comunità possa ritrovarsi
con un sindaco e non con un semplice e freddo amministratore.

Altrimenti
basta un ragioniere.

Per non essere
inutilmente polemici e contribuire alla ricerca di una possibile soluzione,
avanziamo qualche suggerimento in attesa che i burocrati di più alto rango si
degnino di posare sguardo e ascolto ai bisogni dei cittadini:

·        Chiedere ai nostri numerosi concittadini medici
di famiglia di organizzarsi in modo da poter offrire un primo soccorso presso i
locali del nostro ospedale in ore notturne assicurando la presenza. Siamo
sicuri che i nostri ottimi medici saranno sensibili e disponibili. Dovrebbero
cavarsela con una notte ciascuno e sarebbe un segno di vicinanza concreta alla
cittadinanza.

·        Interessare in alternativa la Consulta del
Volontariato che comprende tra l’altro le seguenti associazioni:

·              Associazione Fatebenefratelli
Associazione in migrazione Agesci  –
Associazioni Nazionale Autieri d’Italia Anc – Associazione Nazionale
Carabinieri  Associazione nazionale
medici di famiglia volontari per le emergenze Anpas – Associazione Nazionale
Pubbliche Assistenze  Associazione
Nazionale Vigili del Fuoco in Congedo Associazione Nazionale Vigili del Fuoco
Volontari Ari – Associazione Radioamatori Italiani Associazione Studentesca
Universitaria di Protezione Civile Lares Associazione Volontari di Protezione
Civile del Gruppo A2A Avis – Associazione Volontari Italiani del Sangue Caritas
Italiana Cisom – Corpo Italiano di soccorso Ordine di Malta Cives –
Coordinamento Infermieri Volontari per l’Emergenza Sanitaria Confederazione
Nazionale delle Misericordie d’Italia Cngei – Corpo Nazionale Giovani
Esploratori ed Esploratrici Italiani Cnsas – Corso Nazionale Soccorso Alpino e
Speleologico Corpo Volontari Aib del Piemonte Cri- Croce Rossa Italiana;

·               Istituzione di un posto di chiamata presso i Vigili Urbani dove il cittadino
possa chiamare in caso di necessità almeno in caso di trasporto “non assistito”
e urgente  su richiesta del medico di
servizio presso l’ospedale

·        Formazione in via eccezionale di un gruppo di
cittadini volontari e automuniti disponibili al trasporto in ore notturne (ci
dichiariamo senz’altro disponibili a farne parte)

E poi signor
sindaco, poi chiamarci tutti a combattere quella che è una battaglia di
dignità. Tutti i cittadini uniti a rifiutare decisioni che toccano la pelle dei
nostri figli.

Altrimenti
signor Sindaco nessuno di noi potrà più guardare negli occhi una madre che
perde il suo bambino, una famiglia che perde un padre o una madre perché cosi
hanno deciso persone che di noi, di Bitonto non sanno niente e niente vogliono
sapere.

Noi ci siamo
signor Sindaco. Lei c’è?”

 

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