Da un lettore, F. T., riceviamo e pubblichiamo.
“Egregio Direttore,
Ho visto, nei giorni scorsi, tanti amministratori postare foto di Piazza Cattedrale gremita di gente per gli eventi di questi ultimi giorni e giustamente vantarsene.
Ma credo che, ancora una volta, chi governa la città abbia perso una buona occasione per riflettere proprio su quelle immagini e tutto quello che ne consegue.
Sono istantanee che testimoniano quanto i bitontini fossero assetati di manifestazioni che occupassero i luoghi della comunità e coinvolgessero tutta la cittadinanza.
Così, avendo avuto un cartellone di appuntamenti con solo a luglio inoltrato, molti sono rimasti spaesati e disorientati, specie perché nei centri viciniori non c’era serata senza un concerto o una kermesse particolare.
Già, perché quelle scene di pienone e giubilo devono far meditare sul deserto di stare e vicolo per intere settimane, sulle saracinesche di numerose attività che nel corso di questi anni sono state irrimediabilmente abbassate, sulle babygang che hanno ripreso possesso dei loro vecchi presidi, dei palazzi e delle case che si vanno deprezzando proprio in virtù del depauperamento socio-culturale dell’intero quartiere, evidente soprattutto nel confronto con quel che accadeva solo qualche anno fa.
E questo solo per quel che riguarda il centro storico, che doveva essere un fiore all’occhiello della nostra Bitonto e, invece, finisce per essere una kasbah invalicabile. In nessun’altra parte al mondo l’ingresso nel borgo antico viene lasciato nelle mani di individui poco rassicuranti – penso a Porta Baresana – e il labirinto di strade e stradine famoso non per il loro pur indiscutibile fascino, ma per la presenza di incalcolabili piazze di spaccio.
Ecco, su questo dovrebbero fermarsi a riflettere i politici che abitano le stanze dei bottoni, perché se si ferma quel che era il cuore pulsante della città, anche il resto rischia di spegnersi.
Sì, perché magari dovremmo pensare ai quartieri periferici sempre più abbandonati o alla funerea via Repubblica (ben venga un deciso restyling, ma non dopo che quasi si è perso tutto).
La gioia momentanea è davvero una panacea effimera se non si curano le ferite che nessuno vede”.

















