C’è anche un bitontino tra i 19 indagati nell’inchiesta della Procura di Bari su un presunto sistema di frodi fiscali, indebita destinazione di finanziamenti pubblici garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid, autoriciclaggio e bancarotta. Si tratta del 46enne Domenico Schettini, indicato negli atti come legale rappresentante della Wholesale Srl, una delle società finite al centro degli accertamenti della Guardia di finanza.
L’indagine ruota soprattutto attorno alla figura di Vito Di Cosola, 61 anni, ritenuto dagli inquirenti amministratore di fatto di una galassia di società operanti in diversi settori commerciali: dalla ristorazione all’abbigliamento, dal commercio all’ingrosso di smartphone ad altre attività. Il gip del Tribunale di Bari Giuseppe Montemurro ha disposto un sequestro preventivo per oltre 3,3 milioni di euro e, nei confronti di Di Cosola, gli arresti domiciliari, rigettando però la richiesta della Procura che aveva sollecitato la custodia cautelare in carcere.
Secondo l’ipotesi accusatoria, molte delle società coinvolte sarebbero state utilizzate come contenitori societari, o vere e proprie “scatole vuote”, per ottenere finanziamenti garantiti dallo Stato durante la pandemia, emettere fatture per operazioni inesistenti, omettere dichiarazioni fiscali e movimentare somme ritenute di provenienza illecita. Le società citate nell’inchiesta sono, tra le altre, Cook GP Srl, DV Group Srls, Giosport1 Srl, Smart Management Srls, Fruit of the World Srls, Future Health Srls, Have a Good Trip Srls, Well Digital Srls, Technological Charm Srls, Best Quality Srl, Serin Srl e, appunto, Wholesale Srl.
Proprio Wholesale rappresenta il punto di contatto con Bitonto. La società, formalmente rappresentata da Schettini, è indicata dagli investigatori come riconducibile, nella gestione di fatto, a Di Cosola. Per questa posizione la Procura contesta l’emissione di fatture per operazioni ritenute oggettivamente o soggettivamente inesistenti tra il 2022 e il 2024. Nel solo 2023, secondo gli atti, le fatture emesse da Wholesale ammonterebbero a 754.443,37 euro di imponibile, con Iva pari a 165.977,54 euro. Numeri pesanti, che costituiscono uno dei capitoli principali del fascicolo.
Il quadro investigativo comprende anche il filone dei finanziamenti Covid. Secondo la Procura, società riconducibili a Di Cosola avrebbero ottenuto complessivamente 740mila euro attraverso il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Di questi, oltre 607mila euro sarebbero stati destinati a finalità diverse dal sostegno dell’attività imprenditoriale, attraverso prelievi in contanti, bonifici e movimentazioni ritenute non coerenti con la destinazione pubblica delle somme.
C’è poi l’ipotesi di autoriciclaggio. Gli investigatori ritengono che circa 177mila euro provenienti dai reati contestati siano stati impiegati o trasferiti in attività finanziarie, imprenditoriali e speculative. Nelle carte vengono richiamati incassi di assegni, investimenti in buoni fruttiferi postali, fondi azionari, valuta estera e reinvestimenti in attività commerciali legate all’abbigliamento e al commercio all’ingrosso di smartphone.
Altro fronte dell’inchiesta è quello fallimentare. Per Cook GP Srl e DV Group Srl vengono contestate distrazioni complessive per oltre 2,3 milioni di euro. Secondo l’accusa, le due società sarebbero state condotte al dissesto anche attraverso il sistematico mancato pagamento delle imposte, con debiti tributari stimati in circa 3,9 milioni di euro per Cook GP e circa 970mila euro per DV Group.
Nel corso dell’interrogatorio preventivo, Di Cosola ha reso parziali ammissioni, riconoscendo di avere gestito di fatto alcune società intestate a familiari o persone a lui vicine, ma negando responsabilità dirette nella gestione di altre società coinvolte nell’inchiesta. Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari: le accuse, dunque, dovranno essere vagliate nelle successive fasi processuali e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
















